giovedì, 5 agosto 2021
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VIVERE MEGLIO SOLO DANDO IL MEGLIO DI NOI

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Giovedì 17 giugno è stata giornata di mercato attorno alle prime casette popolari e nella piazzetta che circoscrive il nuovo campo sportivo della Modica Sacro Cuore.

Prima però di affrontare l’argomento, desidero fare un passo indietro e guardare a quello che è successo il giorno precedente, il 16 giugno, quando la città si è svegliata e ha trovato gli scalini del Duomo di San Giorgio (ma anche quelli di San Pietro) pieni di bottiglie di birra, acqua e altro e sacchetti alimentari vuoti.

Le prime foto postate su Facebook hanno fatto tanto clamore da finire poi su ogni testata giornalistica online locale e dei dintorni. Certo una brutta immagine di noi che ha colpito tutti ma, fatto più grave, sono stati i titoli, i post condivisi e le parole di disprezzo spese nei confronti dei giovani da parte di chi informava e poi da chi leggeva. Già, perché la colpa di tutto ciò, è stata addossata tutta ai maturandi, come se quella “notte prima degli esami” fosse servita solo per buttare spazzatura davanti alle chiese. Disprezzati e umiliati a più non posso, una vergogna, anche perché se qualcuno ha compiuto questo scempio, tanti altri giovani no!

E allora, tornando al discorso del mercato, ogni giovedì riempie la piazzetta e le strade di bancarelle ortofrutticole,  agroalimentari, di dolci, abbigliamento e chincaglierie ed è festa per chi abita lì vicino ma anche per chi viene da altre contrade modicane. E’ una festa che accomuna tutti, dai lavoratori che si alzano la mattina alle quattro per fare strada da lontano coi loro furgoni carichi e poi con le bancarelle allestite prima dell’arrivo delle massaie, dei giovani, dei turisti, delle coppie, dei bambini.

Mi spiego:

Alle 13,30 tutto è compiuto al mercato, chi ha venduto è sulla strada del ritorno per casa, chi ha acquistato sta già pranzando o ha cucinato, chi ha passeggiato e ha incontrato gente divertendosi è appagato. Ma anche lì, dopo che tutti vanno via, rimangono i resti della battaglia giornaliera dei lavoratori e dei visitatori. Nessuno osa accusarli per il lavoro svolto e per quello lasciato ad altri, sebbene se ne potesse lasciare di meno. Non sono giovani maturandi, sono lavoratori e gente normale, figli, padri o madri di famiglia e nessuno si permetterebbe mai di disprezzarli per quello che lasciano in giro, quasi fin dentro le case vicine.

Forse mancano i servizi a portata di mano per ogni cosa, mancano regole di vivibilità, mancano controlli semplici ma appropriati, manchiamo noi, noi tutti che stiamo diventando sempre più incivili e che siamo diventati negli ultimi tempi apatici e asociali e non sappiamo rispettarci l’un l’altro col buon esempio. Certo è che guardando la scalinata di San Giorgio e poi il mercato, non so voi ma io non mi permetterei mai di giudicare né gli uni né gli altri, l’unica che posso giudicare è me stessa e questo sempre se mi conosco bene e non mi nascondo dietro alle ingiurie rivolte ad altri.

Un’ultima cosa: sono passata con la mia macchina sulla strada che passa dal mercato, lo stesso giorno, verso le 15,00, era già quasi tutto pulito (e penso che anche le scalinate siano state pulite presto come ogni strada che attraversiamo e senza rispetto sporchiamo), c’erano tre, anche quattro camioncini insieme a uomini veri, operatori ecologici gentilissimi che non hanno voluto essere fotografati per rispetto, stavano quasi per finire il loro lavoro di raccolta urbana ed erano felici del proprio lavoro, gliel’ho letto negli occhi soddisfatti.

Lamentarsi non serve a niente, soprattutto disprezzare, aizzare o incolpare non serve a niente, quello che serve è dare col proprio modo di essere e col proprio lavoro il buon esempio, senza aria di superiorità alcuna, semplicemente facendo tutto con onestà e rispettando anche chi sbaglia ma, gentilmente, farglielo notare. I giovani, i lavoratori, i visitatori, non sono tutti uguali e non hanno colpe, sono solo lo specchio del buono e del marcio che è dentro ognuno di noi. Migliorarci reciprocamente per vivere meglio, questo sì, con tanta buona volontà, lo possiamo ancora fare, semplicemente dando il meglio di noi.

Sofia Ruta

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