giovedì, 5 agosto 2021
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IL BABBOMETRO

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C’era una volta la Sicilia, isola triangolare come simboleggia la Triscele, che dai tempi dei Normanni risultava divisa in tre distretti territorial-amministrativi: Val Demone, Val di Mazara e Val di Noto.

La leggenda vuole che, per difendere il popolo dai soprusi dei nobili feudatari, sia nata una consorteria segreta che provvedeva a vendicare i torti subiti, ricorrendo senza scrupoli anche alle maniere forti.

Il passo da Società di Mutuo Soccorso a Organizzazione Criminale fu breve: alla fine del regno dei Borbone comparvero i primi processi contro la Maffia, nome che identificava una consorteria criminale che riusciva ad inserirsi in mezzo ad ogni genere di affare e a condizionarlo, mediante estorsioni, ricatti e violenze di ogni tipo. Già allora erano saltate fuori collusioni col ceto politico e con alcuni detentori del potere economico.

Il fenomeno mafioso era inizialmente diffuso nel Val di Mazara, dove potenti famiglie si erano infiltrate nel palermitano, nel trapanese e nell’agrigentino. L’infezione si era poi propagata nel Val Demone, inizialmente nelle aree di Barcellona Pozzo di Gotto e di Milazzo. Catania aveva una sua propria vita criminale, e si narra che una pattuglia di mafiosi palermitani mandati a colonizzare la città etnea nei primi decenni del secolo scorso, sia stata cacciata dai malavitosi catanesi “a fischi e piriti”!

Tuttavia, anche il crimine si evolve, e i vecchi padrini sono stati cancellati assieme agli antichi codici d’onore che, se pur eticamente assai discutibili, almeno tutelavano donne e bambini.

La criminalità organizzata ha preso piede anche nel Val di Noto, scivolando da Catania verso il siracusano e insinuandosi dal gelese fino al vittoriese: l’unica provincia rimasta babba è quella di Ragusa dove, ad eccezione di Vittoria, il numero dei morti ammazzati è vergognosamente basso. In realtà alla mafia fa comodo avere un posto “tranquillo” dove poter investire, movimentare e riciclare soldi sporchi senza eccessive ingerenze delle forze dell’ordine e della magistratura.

Di questa realtà falsamente babba Modica è il centro d’elezione: qui solo qualche furto, qualche rissa il sabato sera, un po’ di piccolo spaccio… altro non è permesso!

I modicani, nell’inerzia dovuta all’accettazione di un modus vivendi opaco e rassegnato ad onta del vanto dei passati splendori della Contea “regnum in regno”, si lamentano molto e sui social network spingono talvolta il proprio sdegno fino all’uso della violenza verbale più becera, ma tutto finisce lì.

Dopo l’offesa alla storia perpetrata col falso del Palio della Contea, dopo le celebrazioni della casa natale di Salvatore Quasimodo, dove il vate non mise mai piede, dopo la farsa del cioccolato IGP coronata dalla turpe faccenda che ha avvolto di miasmi la riapertura del Museo delle arti e tradizioni popolari al Palazzo dei Mercedari, ora a suscitare le lamentazioni sono le strisce blu dei parcheggi a pagamento.

L’operazione, forse scientemente, è stata condotta nel segno della sopraffazione più efferata, degna dello sceriffo di Nottingham.

Seguendo la prassi abbatiana del massimo scruscio mediatico celebrativo e della massima oscurità operativa, la gara d’appalto per l’assegnazione al privato della gestione delle aree di sosta a pagamento ha comportato l’accettazione delle clausole dettate dalle società vincitrici in temporanea associazione, la messinese NAM 3 s,r,l, e la catanese ELICAR PARKING s.r.l., senza che nulla ne sia trapelato dalle segrete stanze.

Dopo la comparsa di misteriose colonnette per lungo tempo intrusciate di nera plastica, passato un lungo periodo durante il quale era stata abolita la sosta a pagamento in onore del Covid19, poi reintrodotta dal 17 febbraio 2021 fino al 7 maggio e nuovamente sospesa fino al 23 maggio u.s., il 24 maggio i modicani hanno trovato nuove strisce blu comparse nottetempo che hanno occupato tutte le zone già precedentemente a pagamento e gran parte di quelle libere. In quella data fatidica non fu il Piave a mormorare, furono i modicani.

Oltre all’invasione di quasi tutto il poco spazio disponibile per il parcheggio gratuito senza il rispetto della proporzionalità prescritta per legge, dell’attivazione del parcheggio multipiano di Via Medaglie d’Oro e del servizio di navette promesso non c’è traccia.

Disvelati i parchimetri – che però adesso si chiamano parcometri, che è più moderno – l’uso di questi aggeggi super tecnologici per molti utenti si è rivelato complicato: le norme d’uso scritte in caratteri molto piccoli, l’obbligo di inserire il numero di targa che non tutti ricordano a memoria, le modalità di pagamento con bancomat, app da scaricare sullo smartphone o monete, ma la macchinetta non dà il resto. All’inizio, non si capiva neanche quanto costasse sostare.

Dal 24 maggio per i residenti del centro storico e per chi lavora in zona è cominciato l’inferno, visto che non erano stati previsti abbonamenti. La solerzia con cui gli addetti alla sorveglianza appioppavano la sanzione anche a coloro che, lasciata l’auto, erano alle prese col parcometro si è rivelata ancor più indigeribile ed inumana quando ha infierito contro i disabili.

Il mugugno popolare è riuscito a far ricomparire qualche zona bianca, è ricomparsa la tolleranza di dieci minuti – il tempo di trovare e attivare il parcometro -, i disabili possono sostare se gli stalli a loro dedicati sono occupati.

È stata introdotta la modalità abbonamento, ma con tariffe vergognosamente esose, poi ritrattate.

Ogni giorno si assiste ad una qualche modifica del servizio. In base alle proteste via internet ed anche a quelle in presenza, con qualche rischio per gli operatori-sgherri, si dà un colpo al cerchio per attenuare il malcontento.

Però poi c’è il colpo alla botte: in certe zone è stata soppressa la pausa dalle 13,30 alle 15,30 che per i residenti è un colpo basso e, per la gioia dei turisti e dei ristoratori, a Marina il costo dell’ora è salito ad un euro. Ora è possibile scegliere di stazionare anche solo per 20 minuti oltre che per l’ora o la mezz’ora – i cui costi sono aumentati e sono i più cari della provincia! – ma, in compenso, l’app non funziona granché e molte persone sono state multate mentre cercavano di sbloccarla!

Nell’illusione che la crisi dovuta alla pandemia sia finita, chi è nella posizione di mungere il cittadino automobilista lo fa, senza scrupoli. Oltre a questa fastidiosa storia delle strisce blu, il costo dei carburanti alla pompa è salito parecchio non appena si è manifestato un nuovo apprezzamento del barile. Si può capire che i gestori dei parcheggi vogliano rientrare al più presto dalle spese, e che i petrolieri desiderano rifarsi delle perdite dovute ai periodi di lockdown, ma la gente comune è ancora sideralmente lontana dalla risalita economica, mica tutti fortunati come Formigoni!

La sensazione è che, visto il default prossimo venturo delle finanze comunali, si sia cercato di correre ai ripari dismettendo la partecipata Multiservizi, offrendo su un vassoio d’argento oneri e onori al gestore privato che, essendo un gestore professionista, tira al guadagno senza guardare in faccia nessuno.

La prevedibile protesta popolare dovuta alle modalità di questa delega al privato, cozza con l’annunciata voglia di correre per le prossime elezioni regionali da parte del sindaco, pronto a lasciare Modica al suo destino.

Tuttavia, non essendo chiare le condizioni contrattuali visto che assistiamo ogni giorno a vistosi cambiamenti di rotta, viene da pensare che il non perseguire l’appaltatore del servizio per le palesi inadempienze sia il frutto proibito di uno scambio: io ti lascio in pace ma tu aiutami a smorzare il malcontento…

In pratica la città si trova in regime di guerriglia, con ritirate e scaramucce continue.

In sostanza il parcometro è diventato un misuratore della babbasuneria dei modicani… che, frenando qualche sporadico conato di vomito, tutto si ammuccano!

Usque tandem?

Kazzandra

 

 

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