giovedì, 5 agosto 2021
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FIDO, LA PAPPA È SERVITA!

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Si legge ogni tanto su giornali o social di cibo ancora impacchettato proveniente da un ospedale e gettato tra i rifiuti. Negli ospedali infatti il cibo si spreca, spesso per motivi piuttosto ovvi, come, ad esempio, se il paziente quel determinato pasto non lo può mangiare perché appena operato o in fase preoperatoria, insomma, per motivi validi e ampiamente giustificati. In tal caso non sarebbe sbagliato accordarsi con una qualsiasi opera di assistenza ai bisognosi (ne esistono tante, in tutta Italia) per affidarle il cibo in esubero ma ancora intatto e quindi utilizzabile. Ma i bisognosi, i barboni, lo mangerebbero? Ci si è mai chiesti con quali criteri si scelgono le ditte che provvedono ai pasti dei pazienti da parte di un’Azienda che pensa per prima cosa a contenere i costi e poi… poi basta? Può accadere pertanto che, pur contenendo il più possibile i costi, un’azienda fornisca cibo commestibile con addirittura, a volte, qualche piatto persino gradevole, solo perché qualcuno, là dentro, capita che sappia cucinare. All’improvviso però ecco che un’altra ditta propone all’Azienda un contrato più favorevole, impensabile che questa se lo lasci scappare! Ma un contratto più favorevole con la stessa qualità del cibo? Sarebbe come credere alla Befana! Ecco dunque che i malati si vedono arrivare minestrine totalmente insipide, pastasciutte, gnocchi, paste al forno tutti diversi nell’aspetto ma identici nel sapore, anzi nel non sapore, carne più dura della suola di una scarpa, pesce al quale nessuno si è degnato di togliere le lische, prosciutto troppo salato, mozzarella dura quasi come il parmigiano e per frutta mele durissime (da tagliare con un coltello di plastica, non dimentichiamolo!), anche se talvolta però può capitare il privilegio di trovare sul carrello una banana. Tutto questo, quando il malato, a causa della pandemia, è necessariamente abbandonato a se stesso e, molto più che in passato, avrebbe bisogno, non potendo beneficiare del cibo portatogli da un parente o da un amico, di riuscire a mandar giù quanto rinviene in quei contenitori di plastica dall’aspetto triste. Gli spetterebbe incontrare un minimo di pietà, ma, si sa, la pietà non fa parte del bagaglio emotivo dell’uomo d’affari. Spesso mancano i bicchieri di plastica, allora si deve bere il tè o l’orzo o il latte… nella scodella. Praticamente come i cani. Fido, la pappa è servita!

Sarebbe poi interessante analizzare questo cibo. Nessuno ne parla mai. Forse lo si fa, ma forse anche no. Fatto sta che ogni tanto, in qualche parte d’Italia salta fuori uno scandalo. Speriamo si tratti di casi isolati.

In fondo, il malato lo si tratta bene, gli si chiede persino di scegliere il menu per il giorno dopo e quello dopo ancora. Signori, tanto lusso nemmeno in un albergo!

L.Montù

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