giovedì, 5 agosto 2021
l'editoriale di Luisa Montù

QUEL MEDICO DI FAMIGLIA CHE CORREVA DA TE PURE DI NOTTE

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C’era una volta il dottore. Nelle famiglie si diceva così: chiamiamo il dottore. Era il medico di famiglia, che ti conosceva meglio di tua madre, sapeva tutto di te, spesso addirittura da quando eri nato, non aveva bisogno di ragionare tanto su un tuo mal di gola o mal di pancia o quello che fosse, del tuo corpo sapeva tutto, dalle reazioni alla vita quotidiana fino a quelle ai farmaci. Era il “tuo” dottore, pronto a correre da te pure di notte. A volte però, per scrupolo, ti mandava dallo specialista… ma spesso finiva che guarivi solo seguendo le prescrizioni sue, quelle del “tuo dottore”. Perché lui doveva avere una capacità che agli specialisti difettava, anche poiché a loro per lo più non serviva, essendo questi già stati in parte indirizzati dal medico di famiglia stesso, in parte forniti di strumenti tecnici ai quali si affidavano perché indispensabili per confermare o smentire la diagnosi originaria, il medico di famiglia invece doveva avere una spiccata capacità diagnostica.

I meno giovani tra di noi ne hanno conosciuti e sanno quanto fossero importanti nella loro vita e in quella della loro famiglia, perché, se sei malato, per guarire non basta che vengano a scavare nelle tue viscere con tac o pet o risonanza magnetica o quant’altro, è importante anche che tu possa spiegare con precisione i tuoi sintomi, le tue reazioni alle medicine, insomma è importante il dialogo con qualcuno che ti ascolti e ti spieghi, se poi ti conosce pure, è meglio.

Già, il medico di famiglia era importante, molto importante, perché le sue capacità diagnostiche supplivano spesso alla mancanza di strumenti tecnici di cui allora la medicina non disponeva. Probabilmente è per questo che tanti giovani si sono indirizzati alla facoltà di medicina: la loro intenzione era quella di aiutare la gente, di ascoltarla, di spiegarle, di farla guarire, magari approfittando, col passare del tempo, dei nuovi strumenti prodigiosi che la scienza avrebbe regalato.

Ma queste erano solo illusioni, perché, con l’evoluzione dei tempi, o ti lanciavi in una specializzazione oppure restavi al chiodo, cioè a fare il cosiddetto “medico di base”. No, non era cambiato solo il nome, era proprio cambiata la funzione, perché ora il medico veniva vergognosamente mortificato a scrivere ricette decise da altri, cure decise da altri, insomma era diventato il segretario degli specialisti! In pratica, il mondo al contrario, perché, secondo i più elementari principi di buon senso, avrebbe dovuto essere il medico generico a indirizzare il paziente verso lo specialista più adatto per il suo caso, non toccava al paziente, di testa sua, andare dallo specialista, che di lui non sapeva nulla, ma che gli avrebbe dato una cura per la quale il medico, appunto il “medico di base”, avrebbe scritto la ricetta unicamente per motivi… fiscali!

E’ evidente per chiunque, tranne che per il cervello contorto che l’ha pensata, che questa situazione è priva di logica come anche di utilità, tranne forse per chi è ben lieto di svolgere un lavoro da impiegato ben remunerato. Al momento però stiamo parlando di medici…

Adesso si è deciso di caricare al medico di base pure il rilascio del green pass. Se almeno questo richiedesse un controllo sul paziente, lo si potrebbe pure capire, ma il solo controllo che comporta è quello di alcuni dati. Pure stavolta ci pare che avrebbe svolto altrettanto bene questa funzione un ragioniere. Poi magari capita che tu abbia bisogno, che so, di un consiglio, di un suggerimento, che competono in qualche modo più a chi esercita la medicina che a chi si occupa solo di riempire moduli, il tuo medico ti risponde male e tu ci rimani peggio pensando che ce l’abbia con te e sentendoti defraudato di un tuo diritto. Non ci pensare proprio! Lui non ce l’ha con te, ce l’ha col mondo, ce l’ha con l’Azienda che gli ha tarpato le ali, ce l’ha con se stesso perché si era illuso di poter fare il medico sul serio e non riesce ad accettare l’umiliazione di fare il passacarte.

Purtroppo questa deformazione del medico di famiglia ha portato a un’altra conseguenza quanto mai negativa. L’intasamento dei “pronto soccorso”. Mentre prima infatti per un consiglio o quant’altro si telefonava direttamente al medico e questi sapeva che consiglio dare o se era necessario venirvi a visitare, adesso per qualsiasi malanno, grande o piccolo, si va al “pronto soccorso”. A titolo esemplificativo, riportiamo una scena accaduta poco prima che scoppiasse la pandemia e che, credeteci, non era poi così inusuale: “pronto soccorso” affollato come di norma, pazienti gravi in evidente stato di difficoltà; arriva una ragazzina di  circa quindici anni con madre al seguito; la ragazzina si contorce sulla sedia a rotelle messale a disposizione dalla struttura; un infermiere si affretta a indicare per lei un codice rosso quando la madre esclama: “ogni volta che ha le mestruazioni mia figlia ha questi dolori, per favore, glieli faccia passare!”. Tutto chiaro? Per dei banalissimi dolori mestruali di una ragazzina nevrastenica con al seguito una madre nevrotica forse su un malato veramente grave non si è potuto intervenire in tempo! Sarebbe questa l’evoluzione della sanità?

 

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