giovedì, 5 agosto 2021
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NON SEMPRE SI PUÒ VINCERE…

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Se io fossi la Regina Elisabetta chiederei perdono pubblicamente per tutti i miei sudditi a tutto il mondo.

Già, perché forse non vi sarebbe umiliazione più grande per una parte del popolo inglese che si è mostrata agli occhi di tanti popoli razzista, incapace di accettare la vittoria di un’altra squadra nel proprio paese. Uno schiaffo, insomma, a tutti, anche a chi in Inghilterra ci vive e ci lavora da una vita. Padroni di casa alquanto poco accoglienti.

Però dobbiamo anche ammettere che con la vittoria della Nazionale Italiana al Campionato Europeo e con la sconfitta degli inglesi, abbiamo provato due cose: la gioia di vincere grazie a una squadra non di supercampioni ma di calciatori, ragazzi, la cui forza è lo spirito di squadra, quello spirito di squadra che si dovrebbe trovare sempre e che ogni allenatore dovrebbe stimolare costantemente nella propria.

Certo, è comprensibile che gli inglesi fossero lividi di rabbia, proprio loro che del calcio erano sempre stati i signori, che in passato nemmeno partecipavano alle competizioni per eccesso di superiorità, ora sconfitti addirittura nel loro stadio. Ma se prima della gara hanno sputato sulla nostra bandiera e l’hanno calpestata, forse si rendevano conto di non essere più quei Signori del Calcio che erano stati, o si erano con ragione creduti di essere, in passato. E se dopo i rigori sbagliati hanno inveito con grida razziste nei confronti dei propri giocatori di colore (gli stessi che esaltano ad ogni gol segnato, ovviamente), è stato perché forse cominciano a capire che quel popolo eletto che si erano sentiti non esiste più, anzi non è mai esistito. Oh, lo capiscono solo a livello epidermico, il cervello impiegherà un po’ per arrivarci, ma un giorno, speriamo, ci arriverà.

Forse molti italiani che si trovavano là hanno avuto paura di gioire della vittoria. E questo per paura dell’ignoranza altrui. Una paura che tra persone civili non dovrebbe esistere ma, come si è appena detto, siamo ancora molto lontani dalla civiltà anche se ci vantiamo del contrario.

Ognuno di noi può essere re o regina ma anche suddito per il proprio paese e per quello altrui e portare la corona non in testa ma nel cuore. La schiavitù (la schiavitù dei nostri cervelli) è un’altra cosa e noi non riusciamo ancora, nel 2021, ad annientarla. Forse un giorno capiremo che vincere è bello ma anche perdere lo è se lo facciamo da sportivi, come Berrettini, per crescere tutti quanti, tutti allo stesso modo, un modo migliore.

Sofia Ruta

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