mercoledì, 29 Giugno 2022

A tavola con gli Dei (a cura di Marisa Scopello)

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Ci fermiamo a Dyrrachium per approvvigionarci di acqua. Da circa un secolo tutta l’area è stata conquistata dai Romani perché la regina illirica Teuta aveva attaccato le loro navi mercantili che percorrevano l’Adriatico, così i Balcani hanno perso l’indipendenza ma non le tradizioni. So che il nome greco Epidamnos fu cambiato perché considerato di cattivo augurio; io la conosco come Durazzo e diventò il punto di partenza della via Egnazia che giungeva fino a Bisanzio passando per  Tessalonica. Il famoso anfiteatro di Adriano è ancora lontano dall’essere costruito ma, se Catullo lo ha definito Dyrrachium Hadriae tabernam, ci sarà un perché e lo scoprirò approfittandone.
Scendo nel porto e mentre i marinai trasportano a terra le anfore per l’acqua, dico che tornerò al crepuscolo. L’atmosfera colorata e vociante è uguale a quella di tutti i porti mediterranei e, a naso, seguendo gli aromi del cibo cotto, mi dirigo verso una taverna. La famosa ospitalità del luogo si manifesta in un gruppo di persone che, con gesti e sorrisi e parole sconosciute, mi invita a sedermi lì. Accetto con piacere l’invito di bukē, kripē e zemēr (pane, sale e cuore).
Sulla lunga tavola sotto il pergolato esterno ci sono piatti colmi di insalate, olive condite con prezzemolo, aglio, peperoncino e olio, zucca fritta con tanta menta, un enorme cefalo arrostito intero e fette di limone, agnello grigliato e un intingolo di cui chiedo spiegazioni.
“È una testa di maiale fatta bollire fino a quando la carne si stacca, poi viene stufata con aglio, pepe nero e aceto. Si chiama paçe.” dice l’unico commensale che mastica un po’ di latino.
Il sapore è ottimo. Ci sono molte pite farcite di spinaci, feta e aglio, pite con la carne di montone, e poi un dolce sfogliato che mi sembra simile al baklavà pieno di mandorle, noci e miele. Per finire, da un’anfora mescono un liquore trasparente a base di prugne: il mio primo incontro con lo Slivovitz.
A Durazzo sarei capace di fermarmi per più di un giorno visto il calore umano della gente, ma mi aspettano al porto…

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