mercoledì, 29 Giugno 2022

LA CHIAMANO MISSIONE

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La chiamano “missione”, una volta l’hanno chiamata anche “madre” buttando giù una bomba.

Ma come fanno a dire di una guerra lunga vent’anni che è stata una missione?
Da quell’11 settembre quando in America morirono più di cinquemila persone, in questi lunghi anni ne sono morti almeno centomila volte cinquemila e non solo in Oriente dove la guerra è pane ma anche in tutto l’Occidente ma non li abbiamo contati.
Il terrorismo si è incrementato in ogni paese occidentale. Quanti figli innocenti sono stati uccisi per vendetta? Per aver cercato di cambiare l’inciviltà in civiltà?
Nel frattempo siamo cambiati noi.
Abbiamo recepito il peggio di ogni cultura altrui.
Abbiamo accolto si, è vero, tanti naufraghi, tanti immigrati di ogni parte del mondo rispettandoli anche a volte, ma quante volte no! Ci sforziamo di accettare ogni diversità umana, apparentemente. Coi fatti, siamo i primi a sentirci esclusi ma non lo diciamo. In fondo, siamo già sottomessi a un regime che non ci appartiene.
Stiamo dimenticando ogni bellezza e questo accade perché ci viene mostrato solo l’uomo cattivo, quello che spara, che sparge mine e butta bombe, che brucia la terra, che fa annegare i suoi simili, che li stupra, che li sgozza e che poi si uccide. Come se la vita avesse perso il vero senso, quello di piangere sentendone il dolore.
Ciechi e assenti, nulli e impotenti, orribili e spregevoli, non proviamo più emozioni, solo rifiuto per cose o persone.
E la chiamano ancora “missione”.
Io, per missione, ho sempre creduto che s’intendesse dire operare per il bene comune, per la salvezza degli affamati d’amore e di pace.
Da quando l’America ha asserito di aver finito la sua “missione” a Kabul, hanno detto in televisione di aver salvato, facendoli rientrare, fra militari americani ed europei anche civili occidentali e afgani che hanno collaborato a questa missione, 123 mila hanno detto, l’Italia sola ne ha rimpatriati 5mila. Sono tanti ma non sono tutti, molti sono morti prima, altri sono stati abbandonati a se stessi.
Adesso non continuate a chiamarla “missione”, l’abbandono è come la guerra, una bugia.
Questo è solo l’inizio di una pace che in questo modo e in questo mondo nessuno troverà mai.

Sofia Ruta

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