sabato, 13 Agosto 2022

SI RIESCE A GUARIRE COSÌ?

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Venerdì 17 settembre, a Modica, una donna di 85 anni si sente male e si collassa per ben due volte  nello studio medico della sua dottoressa dove era stata accompagnata dalla figlia per un controllo, proprio per i suoi sintomi di debolezza fisica e dolori addominali. Il medico, dopo aver dato la prima assistenza e intuendo che la signora continuava a stare male, ha chiamato il 118 per un trasferimento in pronto soccorso e in una decina di minuti la donna è arrivata a destinazione per gli accertamenti urgenti da fare.
Mezzogiorno esatto e in famiglia sanno tutti che la mamma è al pronto soccorso.
Su una barella la donna aspetta spaventata e senza nessuno dei suoi figli accanto, ma è giusto così, è autosufficiente, dicono. Ha il cellulare, per fortuna, e i figli a turno sono fuori, vicino e parlano di tanto in tanto con lei. Ma passano le ore, lei deve andare in bagno, l’accompagnano spingendo la sedia a rotelle dove intanto è stata sistemata e lì la lasciano, in bagno, per un bel po’ di tempo. Al cellulare dice a una delle figlie che l’ha chiamata: mi hanno lasciata in bagno, non viene nessuno a prendermi ma adesso cerco di trovare la strada. E’ tornata alla sua postazione iniziale appoggiata alla sedia e spingendola.
Le figlie la vedono da lontano, affacciandosi di nascosto dalla porta d’ingresso, le hanno portato le prime necessità, una bottiglia d’acqua, tovaglioli, bicchieri e un pacchetto di crachers dentro a una borsa che le viene consegnata da una delle due volontarie della Misericordia. Sentendo che la donna non ha mangiato nulla dalla mattina, una volontaria le porta un piatto di pastina e l’aiuta ad aprirne la confezione. Angeli in pronto soccorso.
Alle 20,30 circa, dopo un pomeriggio di telefonate tra lei e i figli,  che, parlandole al cellulare, le dicono di stare tranquilla, loro stanno tornando a casa e lei deve stare lì per altri controlli, lei: “Si va bene vi chiamo quando mi mettono in uscita.”
Nel gruppo whatsapp familiare dei figli: come sta mamma? chi l’ha sentita? ora ci provo io! Non risponde perché magari le stanno facendo controlli, ma solo l’elettrocardiogramma ancora? No, hanno fatto anche il prelievo del sangue! Ma non si può parlare con nessuno? Mi ha risposto, ha detto che le hanno fatto due tac (sicuramente una con contrasto) ed ecografia. Ore 21,30.
Una delle figlie torna al pronto soccorso verso le 22,30, tutte le porte sono chiuse, non può disturbare nessuno. Chiama la madre al cellulare e le dice: “Mamma, sono qui fuori, ti raccomando, stai calma, se capisci che devi trascorrere la notte in pronto soccorso, chiedi almeno una barella per riposare e fatti dare una coperta.” Lei: “No tranquilla, io chiederò di dimettermi, voglio tornare a casa mia.”
Mattino del giorno dopo, sabato 18 settembre, la signora risponde al cellulare e dice alla figlia: “Mi hanno messa in barella alle 4, sono stanca, voglio uscire da qui ma hanno detto che forse mi ricoverano in chirurgia.”  “Non puoi uscire – le risponde la figlia – ormai devi fare i controlli, devono capire i tuoi disturbi e i tuoi dolori. Sono qui fuori, aspetta che cerco qualcuno con cui parlare.”
La figlia vede una volontaria della Misericordia e chiede notizie della madre. La volontaria, gentilmente, gliel’avvicina alla porta accompagnandola e spingendola sulla sedia a rotelle. Le dà un bacio in fronte, le dice di stare tranquilla, le ha portato il cambio. Lei più serena o rassegnata assente con la testa dicendole: “Va bene, stai tranquilla.”
Verso le 13,00 finalmente un medico del pronto soccorso, mentre la donna parla con la figlia al cellulare, prende il telefono e dice alla figlia: “La stiamo ricoverando in chirurgia, lì sarà il medico del reparto che deciderà se approfondire di più, da questo momento rivolgetevi ai sanitari del reparto, dando loro il tempo prima di sistemarla.”
Centralino, portineria, reparto, green pass, tampone, ma: “No, ormai non potete vederla più per oggi, la paziente può ricevere la visita di un parente una volta al giorno, dalle 13 alle 13,30, ormai domani all’una(domenica 19 settembre), potete parlare col medico del reparto solo dopo le 18.30.” Silenzio.
Solo la voce di quella mamma per quella sera si sente, sfinita e in videochiamata, con una delle sue figlie dice: “Ho sempre dolore, mi stanno portando a fare altre lastre, non chiamate, voglio solo riposare.”
Il dopo si può immaginare ma anche no, nessuno può sapere come si possa sentire una persona che viene portata in pronto soccorso perché sta male, o la paura che può provare, in questo caso, una donna e mamma anziana che per una vita intera ha accudito con tutto l’amore la sua famiglia, i suoi figli, nipoti, pronipoti e, nell’unico momento in cui ha bisogno di qualcuno al suo fianco che la rassicuri standole accanto, rimane completamente sola. Sola in un luogo dove dovrebbe sentirsi al sicuro e che invece le fa sentire tutto il peso dei suoi anni trascorsi e, mentre si aggrappa alla vita, anche il senso del suo abbandono.
Quella donna è mia madre, ma neppure io so come si sente adesso, lo saprò quando mi ritroverò al suo posto se nel frattempo, a parte gli “angeli della Misericordia”, non sarà cambiato nulla in questo triste e povero nostro Ospedale Maggiore.

Sofia Ruta

 

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