venerdì, 30 Settembre 2022

A tavola con gli Dei (a cura di Marisa Scopello)

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“Sì, viaggiare, evitando le buche più dure…”
Mentre canto Battisti, i marinai mi guardano stupiti non comprendendo il ritmo e le parole che dico. Hanno ragione: sempre più spesso mi capita di provare nostalgia per il mio tempo (incomprensibile per essi), specie quando la sfilata di rocce, isole e coste selvagge diventa monotona per il mare calmo, l’assenza di vento e solo i remi fanno procedere il veliero. Il mio amico nocchiero ha il tempo di venire da me sotto la tenda che offre riparo al freddo notturno e regala ombra in questo ottobre quasi estivo.
“Non stai bene? Hai bisogno di qualcosa?”
“Sono solo annoiata. Quando ci fermeremo?”
“Al tramonto saremo a Salona. Non è particolarmente bella però avrai la terra sotto i piedi e una cena al chiuso di una buona taverna.”

Gli sorrido e aspetto continuando mentalmente a canticchiare “…dolcemente viaggiare…”.
A Salona non troverò il famoso anfiteatro invidiato dai veneziani che ne rubarono i marmi, è ancora presto per poterlo visitare.
Quasi quasi mi auguro un fortunale o la Bora per dare un tocco di avventura a questo lungo viaggio nell’Adriatico.
Siamo nel frattempo entrati nel porto di Salona e scendiamo tutti a terra perché anche i marinai più incalliti sentono ogni tanto il bisogno della terraferma, di camminare dritti senza il beccheggio di uno scafo.
Sono già accese le lucerne e l’aria frizzante procura brividi lungo la schiena. Entro col nocchiero nella taverna: c’è il fuoco scoppiettante nel focolare con l’agnello che gira nello spiedo la cui fragranza si spande per tutto il locale. Portano un piatto di formaggio pecorino che si chiama Paški sir e viene prodotto su una delle tante isole limitrofe; è molto gustoso grazie al microclima dalmata che gode del vento secco proveniente dai monti della costa e dà una particolare salinità alle erbe pascolate dalle greggi sulle isole (tra di esse c’è una salvia autoctona, viola e profumatissima). Portano una specie di crostata salata ripiena di bietole e aglio, quindi l’agnello cotto al punto giusto e tenerissimo.
“Dormiremo qui e domani, dopo il pranzo, ripartiremo.”
Mi sposto al lume della lucerna nella stanzetta spoglia che mi è stata assegnata. Sul letto c’è una coperta di pelli di pecora tagliate a losanghe e cucite a mano. Una coperta rossa e calda. Saprà riscaldare la notte solitaria e ricordarmi le ardenti notti alessandrine? “…dolcemente viaggiare…”

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