domenica, 17 ottobre 2021
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SCUOLA E CAPITALE UMANO

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La scuola riparte e ricominciano le riflessioni in merito alla funzione di questa importantissima istituzione che, oggi più che mai, sembra mostrare tante fragilità. Secondo l’attuale Ministro dell’istruzione P. Bianchi, la scuola deve valorizzare il cosiddetto “capitale umano” di una nazione così da incentivare lo sviluppo economico e produrre ricchezza. La visione odierna, incentrata solo su dinamiche di mercato, avvalora la tesi secondo cui è necessario finalizzare i contenuti dell’istruzione ai bisogni delle imprese e del mercato, il sapere deve essere funzionale al saper fare per supportare la produzione, pertanto molte tesi sottolineano che la limitatezza delle discipline tradizionali rappresenta una zavorra troppo pesante da caricare sul treno veloce dell’innovazione. La scuola oggi è ricchezza se produce ricchezza, se produce quella mole di competenze che rendono “abile” il capitale umano di una nazione. Secondo l’ultima riforma dei tecnici e dei professionali infatti, il docente di oggi deve sostenere e incentivare lo sviluppo di abilità e competenze che permettano ad un diplomato di immettersi immediatamente nel mondo del lavoro, anche senza un titolo superiore. La visione di Bianchi viene anche sostenuta dal concetto di Human Capital Approach, secondo cui l’investimento nella formazione e nell’istruzione sono espetti essenziali per il raggiungimento di tutte le libertà individuali e sociali che permettano ai cittadini di perseguire tutte le loro aspirazioni. Per fare un esempio concreto e capire meglio, basta analizzare l’ultima riforma sul riordino degli istituti superiori e professionali attuata dal ministero nel 2010 per capire che il concetto di competenza è già centrale per raggiungere quella padronanza di abilità che concorrono all’innovazione e allo sviluppo economico di un territorio. Si può notare anche che nell’ultimo D.Lgs 61/2017 e nel successivo regolamento DM 92/2018 viene precisato che le aree di cultura generale non sono separabili da quelle d’indirizzo, ma di fatto si punta a prediligere maggiormente le competenze tecniche con più attenzione alle competenze tecnologiche e informatiche. Le discipline tradizionali (italiano, matematica, storia, diritto, etc..) persistono ma solo all’interno degli assi e la programmazione va pensata per Unità didattiche di apprendimento interdisciplinari. Il legame col territorio e col tessuto produttivo del luogo di appartenenza è stato rafforzato proprio per evidenziare l’idea di una scuola-azienda che genera ricchezza nel luogo in cui opera. Non so voi, ma questo concetto del capitale umano mi sembra una vera assurdità; la scuola non può essere pensata come un’azienda e gli studenti come dei prodotti da immettere nel territorio, non si può avviare un sistema scolastico autonomo in cui si punta solo al conseguimento dei livelli essenziali di prestazioni, svuotando questi nuovi lavoratori di quei “contenuti” così tanto osteggiati. In questo modo, con questa nuova didattica, noi docenti saremo solo degli esperti che insegnano prestazioni vuote di contenuto, forme adattate alle richieste del mercato globale e all’utenza, secondo una logica di profitto. Ma dov’è finita la scuola intesa come agenzia formativa che opera per formare cittadini consapevoli di essere attori del loro stesso futuro? Mi chiedo, a questo punto, che fine farà l’autonomia dell’insegnamento e la pura creatività? Se dobbiamo fabbricare lavoratori standard e se anche la scuola sarà una macchina al servizio della logica di mercato, si svuota tutto ciò che da secoli ha orientato uomini e storia, il saper essere soccomberà vinto dal saper fare! Credo che anche un semplice operaio abbia il diritto di conoscere Dante, abbia il diritto di conoscere la storia del suo stesso popolo, un lavoratore può leggere un romanzo, perché dobbiamo rincorrere degli stereotipi culturali che limitano le libertà e generano dislivelli sociali ancora più evidenti? A proposito di differenze e dislivelli, vorrei ricordare una famosa citazione di don Milani che recita: l’operaio conosce cento parole, il padrone mille; per questo è lui il padrone; don Milani certamente non pensava ai suoi ragazzi di Barbiana come “capitale umano”, lui, prima di ogni cosa, li trattava da soggetti pensanti e valorizzava le loro potenzialità.  L’obiettivo primario della scuola pubblica (cioè di tutti) dovrebbe essere quello di tenere tutti a scuola a imparare a saper compiere scelte responsabili e consapevoli, lontano dal lavoro il più a lungo possibile soprattutto per chi a scuola non ci vuole stare e si sente inadeguato poiché un sistema ha già deciso per lui.

Graziana Iurato

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