domenica, 17 ottobre 2021
IMG_4549

A tavola con gli Dei (a cura di Marisa Scopello)

Print pagePDF pageEmail page

Mi sveglio col sole alto dopo un sonno ristoratore avvolta nella calda coperta di pecora. Mi vesto e scendo per il pranzo. In cielo ci sono nuvole veloci inseguite dal vento di nord-est. Il nocchiero è già seduto a tavola e si sente un buon odore di minestra calda.
“Buongiorno! Spero abbia riposato bene; tra poco partiremo e sul vascello si ballerà, il tempo è cambiato. Credo che nei prossimi giorni affronteremo la Bora, qui non è forte ma andando a settentrione ne sentiremo di più gli effetti. Navigheremo molto vicini alla costa perché in mare aperto potremmo incappare in un fortunale. La nostra prossima tappa sarà ad Aquae Gradatae che immette nella laguna caratteristica di quell’area geografica.”
Il nome latino non lo conoscevo ma so che si riferisce a Grado, vuol dire che presto sarò sul suolo veneto anche se ancora Venezia è di là dall’essere costruita.
Mi siedo con Nostromo (mi piace chiamarlo così) sotto il pergolato quasi spoglio e vedo, al di là del porto, l’Adriatico increspato mentre il vento si fa più sostenuto.
“È meglio pranzare dentro, c’è lo stufato con i fagioli e le lagane romane. Le hai assaggiate durante i tuoi viaggi? È un piatto gustoso, caldo e l’ultimo per almeno cinque giorni dato che non potremo accendere il braciere sul vascello con questo tempo. Sto facendo imbarcare uova sode, olive, cipolle e molte pite per nutrirci. Ah, con noi ci sarà un ospite, un mercante che vuole un passaggio per tornare a casa. È stato in Oriente per commerciare il suo prodotto, gli stigmi dorati di una pianta che si chiama safran, molto richiesta nel mercato di Costantinopoli. Ti farà compagnia e parlerete bevendo slivovitz mentre io e i marinai saremo impegnati a governare il vascello.”
Sarà un antenato di Marco Polo? Fantastico tra me…
Arriva il pranzo fumante che divoriamo chiedendo il bis. La carne è tenera, cotta con gli aromi locali e i fagioli bianchi, le lagane sono perfette come quelle mangiate a Roma; non manca il pepe e il vino rosso ci sta alla perfezione. Dopo portano un piatto di cicale greche crude, condite con olio e limone. Lo slivovitz finale completa con molti brindisi il pasto, l’ultimo di Salona. E via verso nuove avventure.

Condividi!