domenica, 17 ottobre 2021
consulta femminile 001 (2)

CHE TRISTEZZA!

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Era una bella realtà a Modica quella della Consulta Femminile.

Quando si costituì, più di 25 anni fa, a ridosso delle battaglie femministe degli anni ‘60/’70, a qualche donna parve un po’ come un tornare indietro, perché tante conquiste si erano già realizzate, per quale ragione ricominciare? Mai pensiero fu più sbagliato, perché quelle conquiste già cominciavano a scricchiolare, probabilmente perché troppo facilmente le donne le avevano considerate diritti acquisiti, quindi, in qualche modo, garantiti. Non si rendevano conto che, specie per le donne, nulla è mai garantito, in particolare i diritti, perché per troppi anni era durato il predominio maschile, infatti…

Già da allora circolava una frase: “Io non sono femminista, ma…”. Perché, se donna, non sentirsi appassionatamente dalla parte delle donne come il femminismo aveva insegnato? Era come tenere i piedi in due staffe e questo, si sa, alla fine incaglia il piede nella staffa sbagliata.

Invero, all’epoca, a Modica il cuore pulsante del femminismo, quello delle manifestazioni, delle lotte in tutti i campi, dal sociale al culturale, non era ancora arrivato e, se alcune di quelle donne che decisero di costituire la Consulta Femminile, avevano già capito che non sarebbe arrivato mai, ma intendevano comunque contribuire, come donne, alla crescita della loro città, altre speravano che prima o poi si manifestasse in tutta la sua fierezza pure lì. Ma questa era solo un’illusione perché ormai stava pian piano e inconsapevolmente morendo nel resto del mondo.

Già, il femminismo stava morendo senza rendersene conto, al punto che le donne stesse avvertirono dentro di sé l’inutilità di esistere finché nel linguaggio, ma solo nel linguaggio, ricercarono quella differenza di genere che, invece di gratificarle, le umiliava. Ma non erano più in grado di capirlo, perché il femminismo, quello vero, non solo era morto, ma era stato pure dimenticato.

In questa atmosfera è vissuta la Consulta Femminile di Modica, nata nell’entusiasmo e vissuta a lungo nell’impegno concreto di tante donne che, oltre al lavoro domestico, la maggior parte di loro pure a quello fuori casa, si caricarono anche di un onere importante, ma lo fecero con assoluta consapevolezza.

Per statuto e per legge, la Consulta era composta da elementi nominati da un partito o da un’associazione e crediamo che, per delinearne lo spirito e la serietà, basti sapere che nelle assemblee, discutendo e cercando di risolvere i più svariati problemi, gli schieramenti non seguivano mai un dictat politico ma quello del buonsenso e della logica. Questo la dice lunga su come potrebbe migliorare un mondo in cui le donne avessero davvero un ruolo almeno paritario a quello maschile, sempre, ovviamente, se fossero donne consapevoli di sé.

Ma quei tempi passarono, e soprattutto quella generazione di donne cedette il passo a quella seguente. Una generazione che non aveva mai lottato credendo non servisse più ed era tornata, certo senza rendersene conto, più o meno al punto di partenza e anzi frastornata da nuovi deteriori stereotipi che media, social e quant’altro le martellavano sul cervello fino a spappolarglielo, volle ridare vita alla Consulta, recuperò la Biblioteca delle Donne… e lì il suo percorso finì. Oggi la Consulta si scioglie. Che tristezza!

Ninì Giudici

 

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