domenica, 17 ottobre 2021
l'editoriale di Luisa Montù

DONNE DI LÀ E DI QUA

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I media hanno parlato a lungo della sorte della donne afgane dopo la ripresa del potere da parte dei talebani. Adesso, passato lo sgomento del primo impatto, noi vorremmo fare qualche considerazione sull’argomento.

Allontanate dal lavoro, dallo studio, proibito loro di gestire la propria vita come avevano imparato a fare, in un regresso al mondo patriarcale dove, come ha detto chiaramente uno dei nuovi padroni di Kabul, non devono lavorare, solo fare figli.

A certe dichiarazioni, di fronte a certi comportamenti, noi ci scandalizziamo, ci chiediamo come possa esistere ancora una società così retrograda, come si possa imporre il burka, proibire il lavoro fuori casa, lo studio, la guida dell’automobile a donne che per qualche anno avevano vissuto la civiltà occidentale! Già, la civiltà occidentale. Quella civiltà che dà alle donne un salario più basso di quello che dà agli uomini, che consente loro di lavorare lasciando però sulle loro spalle il carico della gestione dei figli, della casa, cui si aggiunge anche, il più delle volte, l’accudire al marito. Quella civiltà che non impone il burka ma la chirurgia plastica, il silicone, i tacchi a spillo. Quella civiltà che non vieta loro di studiare ma poi le inchioda davanti a trasmissioni televisive demenziali per rendere dementi pure loro. Quella civiltà che le porta a stigmatizzare (vergogna!) la seminudità della Spigolatrice di Stifano avendo sempre accettato senza la minima perplessità (giustissimo) la nudità totale di statue maschili dai tempi dell’antica Grecia in poi. I talebani uccidono le donne che non rispettano le loro leggi? Gli occidentali uccidono le loro donne per sfogare rabbia, frustrazione, violenza nuda e cruda, uccidono perché sono incapaci di vivere e pensano che vessare e uccidere un altro essere umano sia in qualche modo affermare il loro io, uccidono perché sono incapaci di amare. Pensano… ma sono in grado di pensare?

Se i talebani schiavizzano le donne, lo fanno in nome di una loro filosofia, religione, tradizione accettata e condivisa dalla loro comunità, ma l’uomo occidentale che uccide la propria donna in nome di un amore che certo amore non è ma solo pretesa di possesso (un possesso che la nostra comunità non contempla né come norma né come religione né come tradizione) come si può pretendere di definirlo “evoluto”? Noi ci scandalizziamo per il comportamento dei talebani, ma loro lo fanno per rispetto alle loro leggi, mentre l’uomo occidentale intende possedere la sua donna, al contrario, per mancanza di rispetto, innanzi tutto per la donna, poi per la legge e poi per il tipo di società evoluta alla quale pretende di appartenere.

Quanto stiamo dicendo ci pare confermato dal fatto che i femminicidi sono esponenzialmente aumentati in questo periodo, dopo i vari lockdown, la pandemia, l’incertezza per il lavoro e in genere sul futuro. E’ lo sfogo di una rabbia che l’uomo occidentale è troppo debole psicologicamente per affrontare e controllare. Forse è proprio la società “civilizzata” che l’ha indebolito, l’ha reso vittima di se stesso. Forse ha indebolito pure le donne che, a differenza di quelle afgane, avrebbero la possibilità di ribellarsi, di denunciare, di difendersi insomma. Ma non lo fanno. Perché? Per debolezza? Per vergogna? Ci rifiutiamo di pensare che sia per amore, sarebbe follia, solo follia!

Sarebbe bello vedere le donne, tutte le donne del mondo, urlare lo slogan di un tempo: io sono mia. Sarebbe bello vederle abbandonare il burka le une, scendere dai tacchi a spillo le altre per affermare al mondo il loro essere persone, il loro diritto di vivere le loro scelte, non quelle altrui. Un tempo tutto questo è accaduto, ma è stata una falsa vittoria, e le false vittorie, si sa, hanno conseguenze più rovinose delle chiare sconfitte, così, senza rendersene conto, le donne si sono arrese, sono retrocesse in usanze perniciose che le umiliano. Ma potrebbe accadere di nuovo e, chissà, potrebbero essere proprio le donne afgane a fare da molla a una presa, anzi ripresa, di coscienza. Coraggio, sorelle!

 

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