venerdì, 30 Settembre 2022

CHI È DIVERSO INCUTE PAURA

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Siamo tutti uguali. Dovremmo essere tutti uguali ognuno nella sua naturale diversità che ci rende creature e non oggetti. Invece no. Siamo tutti uguali come oggetti perché dobbiamo adeguarci al pensiero (o non pensiero) di una massa sempre più ignorante, sempre più mentalmente chiusa, sempre più omologata, sempre più asservita. E se non lo siamo? Fa niente, dobbiamo far finta di esserlo.

Questo è quanto emerge dalla bocciatura in Senato del Ddl. Zan, che, in sostanza, chiedeva, a partire dall’inasprimento delle pene per i crimini contro donne, omosessuali, transessuali e disabili, la non emarginazione della diversità attraverso un riconoscimento ufficiale e legalmente sancito della legge. In pratica, intendeva garantire a ogni essere umano la tutela che oggi, anno 2021 dopo Cristo non prima, già da tempo avrebbe dovuto essere garantita a ogni essere umano. Semplice, no? Invece no, pare sia semplice ma purtroppo non lo è. L’Art.2 della nostra Costituzione garantisce i diritti inviolabili dell’uomo… Questo è il problema, direbbe l’amico Shakespeare, perché per prima cosa andrebbe chiarito, e chiarito una volta per tutte, che cosa s’intenda nel nostro paese per “uomo”. Ci sono ancora degli ingenui che vivono nella convinzione che “uomo” voglia dire una creatura almeno un po’ superiore nel senso che considera un suo dovere prendersi cura degli altri, trasmettere loro le proprie conoscenze in modo che possano essere arricchite, che nutre rispetto per tutti gli esseri viventi, che non fa del male per il gusto di farlo, semmai solo per difendersi, che uomo vuol dire essere umano, indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla religione e dalla possibilità di utilizzare, e in che misura, i suoi arti, quegli arti che non siano il cervello. Abbiamo scoperto invece che nell’Italia dei nostri tempi “uomo” vuol dire essere umano di sesso maschile, influenzabile, suggestionabile, totalmente omologato alla massa, scarsamente, sempre più scarsamente, acculturato, del tutto negato al buonsenso e alla logica, prepotente, arrogante e violento. Donne, omosessuali, transessuali, disabili sono creature inferiori da sottomettere, usare o accantonare a seconda della comodità del cosiddetto uomo. Il solo attributo che può, anzi deve, mancare è il cervello. All’uomo, ovviamente.

In questa situazione è facile convincere la massa che non si debbano usare determinate parole perché il linguaggio, si dice oggi, deve essere “politicamente corretto”, che, tradotto, vuol dire profondamente ipocrita. Pensate che per un omosessuale sia più grave essere chiamato “frocio” o “finocchio” o essere preso a calci e pugni perché diverso da loro da un gruppo di idioti dai muscoli gonfi e dalla testa piena di segatura?

In fondo, il decreto chiedeva solo protezione e rispetto e stupisce che (pure se il voto è stato segreto i numeri hanno parlato) persino delle donne, parte lesa da sempre, anche se non minoranza (nel mondo reale, non in quello del lavoro o della politica, per carità!), abbiano votato contro.

Tutto in nome dell’omologazione, ci vien da pensare, e questo pensiero ci fa paura.

Da queste pagine urliamo da sempre l’importanza e la bellezza di essere diversi, di distinguerci dalla massa per la nostra personalità, perché essere diverso non vuol dire, no, essere inferiore, spesso, semmai, vuol dire essere superiore. Come Stephen Hawking, disabile (ma solo nel corpo!), o Margherita Huck (una donna, guarda un po’). Perché per essere superiori bisogna inevitabilmente essere diversi e forse è proprio per questo che chi è diverso fa paura. Pensiamo allora che per distinguerci basti un abbigliamento stravagante, un look bizzarro (purché rigidamente rispettoso della moda, ovvio!) e il gioco è fatto. Eh, no, amici, è per quello che siamo dentro che dobbiamo mostrarci e quanto più diversi saremo tanto più avremo la forza di far sentire la nostra voce. Una voce isolata? Se la facciamo sentire con forza, domani isolata non lo sarà più.

 

 

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