1

CONSUNTIVO DI DUE ANNI… IN UNO

Come per tutte le Aziende, è d’uopo il consuntivo di fine anno, direi anzi di questi ultimi due anni tenendo conto che i giorni veramente vissuti nel biennio sono stati (tra lockdown, limitazioni e tricche barracche) grosso modo quelli di un solo anno.
Si potrebbero analizzare gli attivi e i passivi nazionali ma per questo ci sono già economisti seri che tracciano diagrammi e monitorano lo stato di salute nazionale auscultando polmoni, battito cardiaco e pressione… fiscale della “paziente Italia”; per convinzione personale i grandi organismi sono simili ai piccoli perciò basta procedere alla disamina del piccolo territorio ibleo chiamato Modica dove questi due calendari consumati foglio per foglio sono stati vissuti con seria preoccupazione da parte della maggioranza dei cittadini che hanno responsabilmente messo da parte feste di grande aggregazione (Madonna Vasavasa, San Giorgio e San Pietro, ad esempio). In genere i modicani sono di bocca buona, abituati all’obbedienza, retaggio del “Bianco fiore” imperante dagli anni ‘50 con personalità di un certo carisma che andavano a braccetto con l’autorità ecclesiastica, u Signuruzzu da una parte, e la nuova economia petrolifera dall’altra. Tramontato quel tempo si è giunti a nuove prospettive politiche quali i movimenti e le liste civiche, comode scappatoie accalappia voti d’un grigiore di pensiero soffocante. Eppure in questi due anni abbiamo visto effervescenze creative tese a celare magagne di vasta portata.
Chi può dimenticare il monumento al cioccolato modicano, opera esimia di scalpello e sgorbia michelangioleschi? O la diretta tv e l’arringa abbatiana dalla balconata di Palazzo San Domenico (inutile ricordare altri Palazzi e altri balconi) per quel “dàgli all’untore” contro una signora morta di Covid? Che dire dell’esilarante furto dell’altalena pubblica e, soprattutto, dei catonzi di cemento per distanziare gli ombrelloni del litorale, saltati alla prima mareggiata?
È successo di tutto, da ultimo l’arredo natalizio di Piazza Matteotti, summa estetica del buon gusto di questa amministrazione; ma alla signora Mariuccia ci piaci assai, alla signora Mariuccia e a tanti altri tolleranti, pronti ad applaudire ogni parto delle fertili menti che muovono i bottoni, manager mattacchioni dallo spirito clownesco, intenti a stupire con trovate circensi quando sarebbe stato più poetico l’abete finto con tante palle colorate. Ecco, meglio le palle che le balle, quel fumo negli occhi che svia l’attenzione dal famigerato consuntivo aziendale difficilmente in parità.
Ma siamo a Natale e, in nome del suo spirito, è meglio trovare ciò che di buono c’è stato nonostante le balle: la mostra “Ad Sidera” di Alessia Scarso, la stagione teatrale estiva della Fondazione Teatro Garibaldi e quella da poco iniziata.
Bene, mettiamo da parte i catonzi natalizi e auguriamoci buon Natale e buon 2022.
A tutti.

M.S.