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LIBERTÀ VA CERCANDO

Si parla continuamente di libertà, la si rivendica da parte di tutti, per i motivi più importanti ma anche per i più futili. Vogliamo essere liberi, ma ci rendiamo conto davvero di che cosa voglia dire essere liberi?

L’uomo si è trovato spesso a combattere per la libertà. Si parlava di libertà per sottrarsi alla schiavitù, a condizioni ingiuste di lavoro, comunque a situazioni che vedevano una parte prevaricare un’altra per interessi propri. In quel caso non solo era giusto ma doveroso combattere per la libertà.

Con questa parola però oggi si tende a giustificare ogni abuso e la mancanza di considerazione per gli altri.

L’essere umano, in quanto elemento della razza umana, vive in mezzo e in compagnia di altri individui come lui che, tutti insieme, costituiscono la società, pertanto non può sfuggire a quelle regole che consentano alla società di garantire la libertà a tutti e questo non può avvenire se non ponendo dei limiti a quella del singolo individuo.

“La mia libertà finisce dove inizia la vostra” diceva Martin Luther King lottando per la libertà, ma la libertà di una razza, quella dei neri americani, i cui diritti civili non erano, senza alcun motivo se non quello dell’arroganza e della prepotenza dei bianchi, quelli di tutto il popolo americano, non combatteva per la sua personale libertà o per far sì che i suoi seguaci prevaricassero alcuno, ma perché fosse riconosciuta la dignità che spettava loro in quanto cittadini americani quali erano.

Se non si rispettano dei limiti si finirà per prevaricare gli altri, quindi per soffocare la loro libertà. Inevitabile quindi che occorra gestire la convivenza di un gran numero di individui ed ecco che si debbano fissare delle norme per regolamentare i rapporti sociali. Queste norme, nella società moderna, corrispondono al sistema legislativo, comprensivo della Costituzione, delle leggi e dei decreti, tutti miranti a regolamentare la convivenza fra le persone, quindi il funzionamento dell’intera società. Persino fra gli animali esistono delle regole che vanno rispettate.

In questo particolare, e difficilissimo, periodo storico sono stati apposti dei limiti alla libera circolazione delle persone e, per svolgere determinate attività o accedere a determinati luoghi, è stata imposta la vaccinazione. E’ successo anche in passato ed è stato accettato come una cosa naturale, ovvia, perché riguardava la salute dei cittadini e la salute è un bene che va tutelato. Possiamo capire perfettamente che ci siano persone che, o per particolari intolleranze legate alla propria salute o semplicemente per paura, non intendono vaccinarsi, ma tra una scelta libera e personale e le manifestazioni di piazza ce ne corre! Come i no vax si battono per la loro libertà di non vaccinarsi, così non possono imporre a chi intende vaccinarsi di non farlo, quindi a che scopo le manifestazioni, le proteste violente? Anche queste sono sopraffazioni nei confronti di chi non la pensa come loro e intende rispettare le norme dello Stato, perché, ripetiamo, non sono norme prevaricanti ma decise per gestire un’emergenza e non possiamo stabilire noi se siano giuste o sbagliate. E non lo possiamo decidere noi, perché, più che ascoltare opinioni diverse in televisione o leggerle sui giornali, non abbiamo le competenze per renderci conto appieno del problema, non possiamo però chiudere gli occhi di fronte alla morte di tante persone, anche, spesso, nostri amici o colleghi, gente alla quale eravamo legati e che ora ci manca. Fra i compiti dello Stato esiste anche, primario, quello di tutelare la salute dei cittadini, la nostra.

C’è chi è convinto che esista un complotto per farci credere cose inesistenti, fra le quali ci sarebbe anche il covid; sono i complottisti, per i quali tutto ciò che ormai sembrava assunto come verità è stato solo un imbroglio, così ci vengono a dire persino che la terra non è piatta e che siamo stati ingannati per secoli. Ma dove starebbe la logica in questo? Quale sarebbe stato il vantaggio nel farci cadere in questa illusione? La costruzione e la vendita dei mappamondi forse? Non sarebbe dunque il caso di smetterla di fantasticare e di cominciare a ragionare un po’?