lunedì, 24 gennaio 2022
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A tavola con gli Dei (a cura di Marisa Scopello)

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“Hai mangiato il mare, ora andiamo ad assaggiare la cucina dei monti e il tartufo è stato solo un piccolo anticipo. Un mio amico ci presterà gli asini per salire sulla montagna che vedi davanti a noi. Non preoccuparti già da ora di incontrare un orso perché adesso sono in letargo, più facile incontrare un cinghiale ma ho arco e frecce, e sono abile a lanciarle come a prendere pesci in mare. Tra gli alberi del bosco c’è la casa di questo amico che fa salsicce e salumi prelibati. Per te visitare Numana non è interessante quanto assaporare i regali del bosco. Forse troveremo la neve e, prima che il percorso sia impraticabile, gli porto in regalo le mie sarde sotto sale.”
Ci muoviamo a dorso d’asilo in mezzo ai corbezzoli, bellissimi nei loro colori invernali: verdi le foglie, bianchi i fiori e rossi  i piccoli frutti tondi. L’odore di sfagno del sottobosco smosso dagli zoccoli aleggia nell’aria cristallina, ciuffi di vischio inghirlandano i rami spogli a ricordarmi il rito del bacio sotto il vischio perdurante nel mio tempo sotto Capodanno. Lo racconto a Tellure che sorride alle mie parole e mi indica qualcosa sotto le felci.
“Guarda quanti bei funghi, li raccolgo e ne facciamo un ottimo accompagnamento per il cibo di stasera. Dormiremo lì col fuoco scoppiettante.”
Mi intriga l’idea dei funghi porcini e della stanza riscaldata dal fuoco mentre fuori scende lenta la neve…
Gli asini si inerpicano su un viottolo accidentato mentre cominciano a scendere i fiocchi e il silenzio si fa totale, niente frulli d’ali e versi di uccelli; il bosco accoglie il bianco manto con solennità.
“Vedi il fumo uscire dal comignolo? Siamo arrivati. Coraggio, entriamo a scaldarci.”
Lasciati gli asini sotto il riparo a ridosso della casa di tronchi d’abete appena sgrossati sopra una base in pietra munita di feritoie, bussiamo alla porta.
“Ascolur!” chiama Tellure; si affaccia il padrone di casa, una specie di gigante barbuto che ha in mano una mannaia. Riconoscendo Tellure, allarga le labbra in un sorriso e mostra la chiostra dei denti, bianchi e lampeggianti al pari degli occhi neri.
Entriamo, parlano in piceno consegnando le sarde salate e i porcini raccolti per strada. Seduti sopra una pelliccia di orso davanti al camino, grande quanto la parete di pietra in fondo alla stanza, non abbiamo più bisogno dei mantelli. Ascolur mette in padella i funghi con l’aglio e tocchetti di lardo a rosolare, poi apre una botola nel pavimento e scompare alla vista.
“È sceso nel sotterraneo dove custodisce i suoi tesori.”
Risale con una bracciata di insaccati: prosciutto, pancetta tesa e salami di varia pezzatura. Sospeso sul fuoco borbotta un paiolo di rame che contiene (immagino) la puls, la polenta di farro dei popoli italici.
Non ho più le mani e i piedi gelati e aspetto con ansia che il cibo sia pronto mentre, mentalmente, faccio il conto dei giorni secondo il mio calendario: se non sbaglio dovremmo essere alla fine di dicembre. Un San Silvestro in baita è un’esperienza che non mi aspettavo. Tellure appende alla mensola del camino il vischio raccolto senza farsi accorgere da me e mi sorride. Ci scapperà anche il bacio benaugurale?
Intanto la puls è pronta e su un ceppo di legno arrivano anche i porcini soffritti, il prosciutto affettato e un salame che, aperto, emana un profumo eccellente.
“Questo si prepara solo da noi. È fatto con la carne della guancia di maiale e la pancetta tritate molto finemente, condite con sale, pepe e tanto aglio, e insaccate nel budello. Si può spalmare, tanto è morbido.”
Conosco il ciauscolo, il particolarissimo salame umbro-marchigiano davvero buono; gustato in montagna insieme ai porcini tartufati e la polenta mentre fuori nevica ha la sua poesia. Le nostre ombre proiettate dal fuoco allegro si allungano sulla parete di tronchi e mi trovo a sorridere grata a questi amici di un passato remoto.

 

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