lunedì, 24 gennaio 2022
l'editoriale di Luisa Montù

IL PRESIDENTE CHE VERRÀ

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“L’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va”, cantava Lucio Dalla.

Quest’anno poi c’è proprio molto che non va: la pandemia impazza, i no vax affollano le terapie intensive, l’economia soffoca i piccoli commercianti, gli artigiani, le piccole imprese, i prezzi salgono, le prestazioni scendono, i pensionati sono sull’orlo del baratro e si pensa a portare da millecinquecento a mille euro la somma che si può pagare in contanti, altrimenti si deve fare un bonifico o usare la carta di credito… per combattere l’evasione fiscale! Ma l’evasione di chi? Di chi non ha nulla da nascondere e in vita sua ha evaso forse pochi spiccioli, ma la vera evasione, quella di chi trasferisce i propri capitali o la propria azienda all’estero impoverendo davvero l’economia italiana, quella riusciamo a controllarla? Improbabile, molto improbabile.

In quest’atmosfera di precarietà dovremmo eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, avendo Mattarella esaurito il suo mandato.

L’ansia di trasferirsi al Colle da parte di alcuni personaggi noti della politica italiana in questi giorni appare evidente e ci chiediamo perché.

Secondo il nostro ordinamento il Presidente della Repubblica ha essenzialmente una funzione rappresentativa, infatti sono pochi i poteri che gli spettano. Si potrebbe addirittura definire questo incarico una sine cura dopo tanti anni di lavoro. E’ colui che rappresenta il nostro paese all’estero, quindi si presume che non debba attirarsi critiche per trascorsi diffusamente e tristemente noti, che abbia una reale conoscenza delle lingue, una cultura che non lo porti a commettere gaffe, insomma una persona che gli altri capi di Stato possano liberamente apprezzare e con i quali sia in grado di dialogare alla pari. Non ci pare che siano molti i nostri uomini politici che presentino queste caratteristiche. E’ indiscutibile che questi requisiti li abbia Mario Draghi, ma, vista la situazione politica attuale, togliergli la  funzione di Presidente del Consiglio significherebbe andare ad elezioni anticipate e, nel caos attuale, con le menti confuse degli italiani oggi, sarebbe quantomeno drammatico e soprattutto autolesionista. Gli altri nomi che si fanno sono quelli di dinosauri della politica italiana, probabilmente innocui ma fino a che punto credibili all’estero, dove ci pare si stia attuando, e quindi ci si aspetti pure da noi, un qualche rinnovamento? Cercare l’alternativa fra certi giovani rampanti che al Colle salirebbero ben volentieri ci fa pensare solo ai lemming che, di fronte al baratro, continuano a correre, ci cascano dentro e muoiono ma continuano a correre. Forse il nome più gettonato è quello di Berlusconi e ci chiediamo se siamo veramente un popolo senza vergogna.

Mattarella, nel suo discorso di fine anno, ha ricordato come il Capo dello Stato debba essere al di sopra di dei partiti, quindi, precisiamo noi, sì un personaggio politico ma non un personaggio partitico. E’ questa la difficoltà per gli elettori, perché questi altro non sono che componenti dei vari partiti e, se in passato, forse, si era riusciti a guardare al di là del proprio orticello, oggi questa capacità s’è persa del tutto.

Una soluzione intelligente e  matura sarebbe nominare una donna perché andrebbe ben al di là del violentare la lingua italiana per mostrare un rispetto quanto mai ipocrita, inutile e persino offensivo nei confronti di più della metà della popolazione: sarebbe dimostrare che quel rispetto che viene predicato verso le donne è reale, onesto e sincero, e che il femminicidio è davvero un reato grave e non un “vizietto” millenario frutto dell’inciviltà e dell’ignoranza.

Ma lo sappiamo tutti molto bene che questa dimostrazione di maturità e di civiltà non la daremo. Chiedetevi pure il perché…

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