mercoledì, 25 Maggio 2022

A tavola con gli dei (a cura di Marisa Scopello)

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“Svegliati, Marisa, – Tellure mi scuote piano dal sonno porgendomi una ciotola fumante – Ascolur vuole portarci a fare una battuta di caccia al cinghiale. Dobbiamo addentrarci nel bosco e partire prima che sorga il sole. Bevi il vino caldo col miele.”
“Ma fuori c’è tanta neve! Come faremo a muoverci? Restiamo davanti al fuoco avvolti nella pelliccia.
– dico sbadigliando assonnata.
“Sarà un’esperienza unica per te, e non preoccuparti per il freddo e la neve: Ascolur è attrezzato per questo. Dai, alzati.”
È così entusiasta che non posso dirgli di no perciò bevo il vin brûlé e mi tiro su. Vedo accanto alla porta un sacco pieno di cibo, pelli di agnello, lacci di cuoio. Lui si è già avvolto piedi, gambe e braccia nelle pelli che lega con i lacci; alla cintura infila due grossi coltelli, ai piedi adatta due specie di racchette di rami intrecciati (delle ciaspole ante litteram) e mi invita a farlo. Indossiamo anche dei cappucci foderati di pelo e usciamo fuori nell’alba gelida appoggiandoci a delle pertiche.
“Se ci sono cinghiali, ci saranno anche lupi, no?”
“Certo che ci sono, ma cercano prede isolate e cacciano di notte; noi siamo in tre e armati di archi, frecce e coltelli. Faremo rumore nel caso dovessimo avvistarne uno per indurlo a fuggire.”
Costeggiamo un laghetto gelato mentre le stelle impallidiscono all’avanzare del giorno.
Non ho mai amato la caccia ma capisco che in questo mondo ancora selvaggio è una questione di sopravvivenza, e penso anche che un arrosto di cinghiale marsicano non è cosa da disprezzare nella mia ricerca di sapori antichi.
Gli uccelli si sono svegliati e volano rapidi tra i rami spogli della faggeta che stiamo attraversando faticosamente. Ascolur fa segno col braccio di fermarci.
“Ha sentito qualcosa; vieni con me dietro a quel tronco. – sussurra Tellure tirandomi da parte.
Sentiamo il grufolare di un cinghiale in avvicinamento e appare dal folto del bosco, ma è una scrofa in cerca di cibo con i suoi cuccioli; ne conto sette e tentano di attaccarsi alle mammelle della madre mentre lei scava la neve fino al terreno per scovare qualche radice o qualche tubero. Non posso assistere inerte alla strage, allora mi invento un sonoro starnuto. Fuggono nel bosco ma due vengono colpiti dalle frecce. Ascolur mi guarda storto e continuo a starnutire per rendere credibile la sceneggiata. Raccolte le prede ci fermiamo sotto una quercia, accendono il fuoco per sciogliere la neve e bere acqua calda, tostare del pane e rifocillarci. Poi torniamo nella casa di Ascolur dove  stasera mangeremo cinghiale arrosto. Domani torneremo con gli asini a Numana e riprenderò il viaggio per mare.

 

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