mercoledì, 29 Giugno 2022

MALATI NEL CORPO E NELLO SPIRITO

image_pdfimage_print

Usando un paradosso, si potrebbe dire che la specializzazione ha danneggiato la sanità italiana.

Ce ne siamo accorti in questo periodo terribile in cui la pandemia ha travolto il servizio pubblico: i malati si sono sentiti abbandonati più del solito. E già non era un paradiso!

Da un lato, l’aver posto il covid al centro degli interventi sanitari ha ridotto le cure verso tante altre patologie non meno gravi e che pure richiedevano interventi urgenti, dall’altro ha fatto sentire il malato che non aveva bisogno di ospedalizzazione più abbandonato che mai. Questo in gran parte perché i medici di base erano stati da troppo tempo privati della loro funzione primaria così come era stata in passato per anni e anni e ridotti a svolgere una funzione più burocratica che medica essendo questa stata vanificata dall’intervento, spesso inutile, dello specialista, il quale, a sua volta, con alcuni pazienti (e qui si finiva nel privilegio), era indotto ad avere anche la funzione del medico di base. Insomma, una gran confusione.

Invero, il medico di base un tempo, quello che si chiamava allora medico di famiglia, aveva, oltre a quella di curare il corpo del paziente, anche una funzione consolatoria. La sua presenza dava coraggio, perché ascoltava, capiva, spiegava. Il malato non si sentiva abbandonato, cosa che invece è accaduta oggi, in una situazione epidemica in cui si è ricorsi all’isolamento. Certo, si trattava di una malattia grave, che si diffondeva rapidamente, estremamente contagiosa, non c’erano cure specifiche per affrontarla, solo l’abnegazione del personale sanitario che si è prodigato fino allo stremo. Curando i corpi. Che altro poteva fare? La mente della gente però si è pensato che si sarebbe resa conto, che avrebbe capito.

Non si è considerato che l’isolamento, i divieti, il cambiamento delle abitudini, aggiunti alla precarietà economica che inevitabilmente ha colpito il nostro paese imprigionato dalla pandemia, avrebbero potuto sconvolgere le menti più fragili e persino quelle non particolarmente fragili. E invece è accaduto. La prima reazione, quella più scontata e animalesca (ma che altro è l’essere umano se non un animale dalla psiche particolarmente contorta?) è stata quella di trovare un colpevole, un colpevole qualsiasi pur di potersela prendere con qualcuno un po’ più presente del Fato.

Ecco dunque da un lato i complottisti, convinti che un’entità (non si sa bene quale, lo Stato, le Banche mondiali, i superricchi, gli scienziati) abbia deciso di ridurre la popolazione mondiale (per quale motivo non è dato sapere), dall’altro chi si vuole “vendicare” sugli extracomunitari, sulle donne, sugli animali, sulle persone che gli stanno accanto e la cui presenza continua non sopporta più.

Non sappiamo che cosa scatti  nella mente di tutti noi, ma solo che improvvisamente un ingranaggio s’inceppa cancellando la logica, la tolleranza, la riflessione. Si diventa violenti. Con le persone. Con le cose. Con se stessi. E quel che è peggio è che non sappiamo nemmeno perché!

Ogni giorno la cronaca ci racconta di episodi tragici (omicidi, aggressioni, violenze di ogni tipo, reazioni aggressive a un gesto, una parola, uno sguardo), ma anche comportamenti bizzarri, come l’uomo nudo che se ne va tranquillamente in giro per la città o persone che, col freddo gelido degli ultimi giorni, si spogliano e si gettano nelle fontane.

A questo punto non ha più senso pensare che la razza umana abbia improvvisamente esternato tutto il suo egoismo, la sua cattiveria. Questi comportamenti sono generati da un malessere psichico grave, sul quale è urgente intervenire. Come? Non lo sappiamo. Dovrebbe essere la scienza, la psicologia, a trovare il modo, perché oggi non è più solo della pandemia che abbiamo paura: abbiamo paura di noi stessi, la tragedia più grande.

 

Condividi