mercoledì, 29 Giugno 2022

QUARTO E QUINTO STATO

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1e776662-ced7-4611-af87-a9befb22f141Se si volge lo sguardo al passato delle relazioni tra capitale e lavoro sembra che, da allora ad oggi, sia passata un’era geologica. Prendiamo come esempio la vertenza FIAT dell’autunno 1980: picchetti giorno e notte, fortissima coesione, l’intero settore dei metalmeccanici in sciopero di solidarietà con gli operai di una singola azienda. Tutte caratteristiche queste di un tipo di lotta quasi scomparsa ai giorni nostri (seppur considerando qualche limitata ma importante eccezione). Come si è arrivati a questo stato di cose? Le ragioni sono molteplici e sarebbe storicamente scorretto fare un’eccessiva semplificazione ma si può almeno provare a inquadrare la causa principale ovvero il processo di precarizzazione dei lavoratori salariati (accompagnato dalla proletarizzazione di parti della classe media) in seguito al raggiungimento dei margini di tolleranza capitalistica alle rivendicazioni economiche (avvenuto in Italia intorno alla metà degli anni ’70) per cui, in mancanza di rivoluzione, sopraggiunse la reazione. Nel corso degli ultimi trent’anni i lavoratori italiani (e del resto dell’Occidente) hanno visto l’erosione o anche l’eliminazione dei risultati delle battaglie sindacali del XX secolo: dal limite delle 8 ore giornaliere alla stabilità del contratto di lavoro, ponendo le basi della nuova figura del lavoratore del terzo millennio: il lavoratore “usa e getta” su cui pende la spada di Damocle del mancato rinnovo del contratto e che per questo, nella maggior parte dei casi, si guarderà bene dal partecipare ad uno sciopero. A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi e chiedere come reagire al disastroso stato di cose presenti che ci sta innanzi. La risposta, per chi scrive, potrebbe essere data attingendo dalla saggezza dei nostri antenati latini: “Historia magistra vitae”!

L.LM.

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