mercoledì, 29 Giugno 2022

A tavola con gli Dei (a cura di Marisa Scopello)

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È bello viaggiare per un mare che  è ancora solo mare di pesci, di miti, di relitti antichi, senza tracce di sottomarini atomici, sommergibili micidiali e scorie tossiche. In questo Mediterraneo puoi incontrare, al massimo, pirati violenti e violenti fortunali ma sai che i ritmi naturali sono ancora la regola. Sto per raggiungere Vicus Aterni immerso tra i pini d’Aleppo che oggi si chiama Pescara; la sua maggior gloria è di aver dato i natali al Vate D’Annunzio. Poco rimane dell’architettura del passato a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale e nessuna traccia dell’età repubblicana romana e terra dei Marsi. Ma qui finisce il viaggio con Tellure che deve tornare alla sua attività familiare mentre io cercherò un imbarco che mi porterà sulle coste pugliesi, ancora una volta nel mar Ionio. È come sentire aria di casa vedendo all’orizzonte il profilo delle isole ionie ma, adesso, mi preparo a gustare le ultime specialità abruzzesi di mare e di terra.
Nel porto sulla foce dell’Aterno mangiamo insieme per l’ultima volta ricordando le nostre avventure sulla neve della caccia al cinghiale tuffando le dita nell’intingolo di lumache di mare bollite e condite con olio, aglio e aceto, sorridendo insieme per le fusa di Catus, il suo gatto che mi si strusciava addosso per scroccarmi un boccone di coda di rospo… Sono più di tre mesi che viaggiamo insieme e ne sentirò la mancanza; d’altronde la vita è sempre arrivi e partenze, porti sconosciuti e promesse che si inseguono tra le onde del destino mentre la risacca cambia i contorni del tuo litorale…
Intanto arriva dal cortile il profumo di arrosto e andiamo ad assaggiare gli antenati degli arrosticini con i piccoli pezzi di carne di pecora infilzati negli spiedini, intervallati da foglie di lauro e pezzi di cipolle. Dal forno in terracotta vengono estratti grossi ravioli dorati.
“Sono
i flatunes- dice l’ostessa che ci serve – una sfoglia tirata sottile di farina, uova e strutto, ripiena di pecorino grattugiato, ricotta e uova.”
Li conosco come fiadoni pescaresi e sono tuttora un piatto tipico, gonfi e pieni di sapore.
Tellure dice che basta così altrimenti diventa sentimentale; lo accompagno al porto e resto col braccio alzato fino a quando la sua imbarcazione scompare dietro i pini.
Domani sarà un altro giorno.

 

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