mercoledì, 29 Giugno 2022

IL VALZER DELLE OCCASIONI PERDUTE

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Che strano paese è il nostro!

Ricchi di ingegni, d’arte, di scienza, di storia e di bellezza come nessun altro – almeno in occidente -, forse viziati da questa abbondanza di doti tanto da non farci più caso siamo diventati un popolo di piagnoni dalla memoria corta e dallo spreco facile.

Solo in Italia esistono magazzini stracolmi di opere d’arte, talvolta mal conservate al punto di perderle, che non sono fruibili neanche agli studiosi e che in altre realtà vedrebbero interi musei dedicati ad un solo oggetto…

Solo da noi si è lasciato andare in mano alla speculazione e all’abuso la quasi totalità del territorio che, nonostante l’attentato continuo a quel che di incontaminato ne resta, continua ad essere immeritatamente per noi bellissimo.

All’inizio della pandemia si era detto “ne usciremo migliori”: dimenticati i cori dai balconi e gli arcobaleni colorati dai bambini al tempo del lock down, stiamo dando fondo a tutta la scorta di imbecillità, di cattiveria, di ignoranza spocchiosa e di violenza con la cui negatività la Natura bilancia la generosità delle doti preziose iniziali.

Nulla è stato fatto di significativo per riformare la scuola e la sanità, nessuno è riuscito a correggere le storture e i bizantinismi di una burocrazia che continua a rendere inutilmente complicata la vita della gente. Di questo spreco ringrazieranno i nostri figli e nipoti che si trovano, incolpevoli, ad affrontare il buio fitto del loro futuro.

Di recente abbiamo perduto due grosse occasioni che ci avrebbero dato il segno che un mondo migliore è ancora possibile e che ci avrebbero dato una ritrovata presenza di alto livello agli occhi del mondo intero.

Avevamo trovato una persona che avrebbe ricoperto in maniera eccellente la carica di Presidente della Repubblica, di sicura capacità e competenza, di livello internazionalmente riconosciuto, di grande esperienza delle cose di Stato, di fine cultura, poliglotta, non schierata con nessun partito o movimento politico, in buona salute, di età matura per saggezza ma ancora lontana dalla vecchiaia e, incidentalmente, anche donna.

Dopo l’atroce bassezza dell’auto candidatura di Berlusconi, dopo il balletto di nomi logori, famosi per aver già fatto il peggio possibile per l’onorabilità dello Stato, e di donne di potere candidate non per qualità di statiste ma solo perché femmine, la proposta del nome della Belloni ci aveva illuso: un colpo d’ala capace di strapparci dalla palude! Ma una rapida ricognizione sulla sicura indipendenza e incorruttibilità del personaggio che certamente sarebbe stato super partes e non manovrabile come avrebbero voluto parecchi dei cosiddetti “grandi elettori ”, portavoce degli ordini di lobby affaristiche e di cosche malavitose, ha fatto uscire allo scoperto l’improponibilità del suo nome per via dell’incarico, ricoperto da pochissimo tempo, di capo dei servizi segreti.

 L’uscita del solito Renzi, il piccolo Shiva di Rignano capace solo di distruggere, ha evidenziato la pericolosità di un personaggio potenzialmente capace di approfittare della possibilità di accesso alle informazioni riservate per farne oggetto di ricatto: in un sol colpo Renzi ha confermato le paure sue e di ampia parte dei parlamentari già in agitazione da tempo in vista delle future elezioni politiche per il terrore di perdere il seggio e le sue prebende, ma è riuscito anche ad infangare il nome della Belloni nella presunzione, totalmente infondata, di un eventuale suo comportamento indegno, e a coprire di ulteriore infame ridicolo l’Italia intera. Certo l’idea di Rinascimento che Renzi porta in giro con le sue conferenze agli sceicchi è fondata solo sulla parte cinica e amorale dell’epoca delle congiure, delle fazioni, di Cesare Borgia: al di là della doppiezza e del tradimento, arti in cui eccelle, della parte di imperituro valore del Rinascimento a Renzi non importa nulla.

L’altra occasione di riscatto morale che l’Italia ha perso è stata quella dell’inammissibilità dei referendum sull’abrogazione della parte penale riguardante la coltivazione della cannabis indica e il suicidio assistito, argomenti che sono di enorme interesse pubblico, come dimostrato dalla velocità e dalla quantità di firme raccolte.

La mala informazione settaria ha spacciato i due referendum come via libera alle droghe e all’eutanasia, alla faccia del volere popolare che chiede solo che si arrivi a legiferare seriamente e senza ipocrisie su due temi eticamente ormai imprescindibili.

Giuliano Amato (da chi?), nominato in fretta e furia a capo della Consulta, ha trovato il pretesto per bloccare l’unico strumento di democrazia diretta con cavilli interpretativi sulla forma dei quesiti referendari, permettendosi anche di bacchettare con sarcasmo la presunta incompetenza dei formulatori, e ottenendo l’ovvio plauso della CEI, dei conservatori alla Adinolfi e, soprattutto, quello di coloro che vedono nella possibilità della raccolta veloce di un alto numero di firme on- line, certificate dalla PEC e perciò incontestabili, necessarie per la fondazione di partiti politici, per richiesta di referendum, per proposte dirette di  leggi di iniziativa popolare un pericolo per la democrazia rappresentativa. Le possibilità permesse dalle attuali tecnologie in effetti possono inficiare i poteri del Parlamento, e bisognerà tenerne conto al più presto.

Ma la cosa che più dà da pensare è la dichiarata ammissibilità di cinque dei sei referendum proposti sulla giustizia, e segnatamente quello sull’abrogazione della legge Severino, cosa che riaprirebbe le porte alle candidature “impresentabili” di soggetti pregiudicati a cariche politiche, e quello sull’abrogazione della carcerazione preventiva, istituto talvolta abusato specie nei confronti dei soggetti più deboli, ma che  lascerebbe a piede libero un gran numero di malavitosi liberi di continuare a delinquere in attesa dei tempi biblici di una giustizia che arranca a fatica tra i miasmi rivelati dall’ affaire Palamara sul CSM.

Grazie alle voglie zariste di Putin e ai timori del modestissimo Biden per le elezioni di medio termine, sta per scoppiare un conflitto di proporzioni inimmaginabili, mentre la crisi economica innescata non a caso mentre è ancora in corso la pandemia cerca di mettere definitivamente in ginocchio la povera Europa, che continua ad essere uno sconfortante nano politico.

Con questi chiari di luna una domanda nasce spontanea: riusciranno i nostri eroi, obbligatoriamente confermati nei loro ruoli dalla ragion di Stato (e del mantenimento dello statu quo ante fino alle elezioni del 2023…), a non far perdere all’Italia l’occasione irripetibile offerta dal Recovery Fund? Potranno Draghi e Mattarella contrastare efficacemente i marosi interni al Governo tenendo la barra dritta?

Che Dio, se c’è e ha voglia di dare un’occhiata da queste parti, ce la mandi buona.

Lavinia P. deNaro Papa

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