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La Modica di Enzo Belluardo




Le ricette della Strega (a cura di Adele Susino)

Poke a modo mio

Ingredienti:

400 gr di riso basmati, 500 gr di gamberi, 1 avocado, 400 gr. di spinaci, 5 carote , 1 tazza di daikon tagliato a julienne, 1 cespo di cavolo nero, 1 tazza di sesamo tostato, succo di lime, q.b. di olio di sesamo, q.b. di salsa di soia, q.b. di mirin, q.b. di sake, q.b. di zucchero di canna, 1 cucchiaio di zenzero grattugiato, 3 spicchi d’aglio

Preparazione:

Cuocere il basmati e condirlo con olio di sesamo e salsa di soia. Fare marinare i gamberi per dieci minuti con succo di lime e salsa di soia. Fare saltare gli spinaci in una padella molto calda con olio di sesamo e aglio, devono essere leggermente croccanti. Preparare le chips di cavolo nero ungendo le foglie e infornandole a 180 gradi per circa 15 minuti. Tagliare le carote a becco di flauto, farle sbollentare per pochi minuti e condirle con olio e salsa di soia, affettare l’ avocado e condirlo con succo di lime. Preparare la salsa miscelando la salsa di soia con il mirin, il sake, lo zucchero, lo zenzero e l’olio di sesamo. Fare saltare velocemente i gamberi in una padella caldissima con un filo d’olio e aglio. Comporre il piatto sistemando in ciotole individuali il riso e, senza mescolarli tra loro, i gamberi, gli spinaci, le chips di cavolo, il daikon, le carote e l’ avocado, cospargere tutto con i semi di sesamo e condire a piacere con la salsa preparata e ancora zenzero grattugiato. Come opzione, sistemare nella ciotola solo il riso e i gamberi, ognuno poi sceglierà gli altri elementi e comporrà il suo Poke.




NON SOLO STRISCE BLU

Del traffico stradale di Modica e della sua gestione si è detto di tutto e di più.

Le buche mal riparate che si riaprono più profonde dopo il primo acquazzone, gli scavi per il passaggio di impianti che sfasciano l’asfalto appena rinnovato, i tombini mai riportati al livello del piano carrabile, le banchine inesistenti, i dossi artificiali di gomma posti financo nelle strade di campagna al di fuori della legge e seguendo logiche personalistiche, le “sorgive” che sgorgano per giorni da un acquedotto rattoppato, rallegrano gli utenti dotati di ruote.

Quelli che vanno a piedi rischiano la pelle o un femore rotto: i marciapiedi, quando ci sono, che siano larghi 50 cm. o 3m. sono comunque pericolosi, pieni di scalini, di dislivelli e di sbarramenti che sottolineano la proprietà privata in barba al principio di pubblica utilità.

Dei “cosi” arancioni che si favoleggia siano autovelox in grado di far guadagnare migliaia di euro al Comune per infrazioni rilevate ma che in realtà sono privi di qualsivoglia attrezzatura, come si può vedere in quelli vandalizzati a cui è stato strappato l’adesivo che simula la fotocamera, se ne è parlato assai.

Così come delle strisce blu del parcheggio a pagamento che hanno invaso quasi totalmente ogni spazio, generando lagnanze e bestemmie da parte di automobilisti vessati da ausiliari del traffico che sembrano andati a lezione da Dracula.

Le rotatorie, che ormai hanno sostituito gli incroci, sono un’ottima cosa se ben progettate e chiaramente fruibili: la precedenza va data a chi ha già impegnato la carreggiata e proviene quindi da sinistra. Questa è la regola della rotatoria cosiddetta “all’inglese”, e funziona così in tutto il mondo. Ma siamo in Italia, paese dell’individualismo, e quindi le regole si modificano a piacere: da qui l’incertezza di certi automobilisti che si fermano in piena rotonda o la prevaricazione di altri che ignorano lo stop e scippano precedenze non dovute.

A Modica sono state fatte rotatorie ovunque, anche in posti non adatti perché privi di spazio idoneo, ma in alcuni luoghi veramente pericolosi mancano nonostante le richieste continue e pressanti della gente: il caos davanti al Conad “Le liccumie” verrà finalmente risolto solo se ci scapperà il morto?

Ma la cosa che manca di più in assoluto sulle nostre strade è la segnaletica orizzontale: tranne le strisce pedonali, che vengono ridipinte almeno in certe strade con una certa frequenza – ma sempre in ora di punta! -, le strisce che identificano le corsie e i margini mancano totalmente. Visto che il modicano medio al volante pensa di essere anglosassone e tende a camminare a sinistra, le strisce di mezzeria lo aiuterebbero a tenere correttamente la mano.

Le nostre strade, spesso strette e tortuose, sarebbero meno pericolose se la segnaletica orizzontale aiutasse ad identificare meglio il percorso e ad adeguare stile di guida e velocità, molto meglio dei limiti di velocità risibili imposti ed impossibili da rispettare: su una statale imporre il limite di 30km/h è improponibile.

Non è chiaro il motivo per cui quando viene rifatto il manto stradale non vengano subito ripristinate le segnalazioni a terra: la rotondona di Piano Ceci, che è stata progettata con raggi di curvatura fatti col compasso del tutto inadatti ad essere percorsi da veicoli in movimento, se almeno avesse le strisce per terra sarebbe più sicura e faciliterebbe la scelta della corsia da seguire.

Potrebbe essere una carenza dell’appalto o una pastoia burocratica: perché non comprendere il ripristino della segnaletica orizzontale nei lavori di rifacimento dell’asfalto?

Non si chiede la luna: amministratori della cosa pubblica, comunali provinciali o statali che siate, munitevi di pennello e fusti di vernice bianca e tutti a lavorare!

kazzandra

 




IL VALZER DELLE OCCASIONI PERDUTE

Che strano paese è il nostro!

Ricchi di ingegni, d’arte, di scienza, di storia e di bellezza come nessun altro – almeno in occidente -, forse viziati da questa abbondanza di doti tanto da non farci più caso siamo diventati un popolo di piagnoni dalla memoria corta e dallo spreco facile.

Solo in Italia esistono magazzini stracolmi di opere d’arte, talvolta mal conservate al punto di perderle, che non sono fruibili neanche agli studiosi e che in altre realtà vedrebbero interi musei dedicati ad un solo oggetto…

Solo da noi si è lasciato andare in mano alla speculazione e all’abuso la quasi totalità del territorio che, nonostante l’attentato continuo a quel che di incontaminato ne resta, continua ad essere immeritatamente per noi bellissimo.

All’inizio della pandemia si era detto “ne usciremo migliori”: dimenticati i cori dai balconi e gli arcobaleni colorati dai bambini al tempo del lock down, stiamo dando fondo a tutta la scorta di imbecillità, di cattiveria, di ignoranza spocchiosa e di violenza con la cui negatività la Natura bilancia la generosità delle doti preziose iniziali.

Nulla è stato fatto di significativo per riformare la scuola e la sanità, nessuno è riuscito a correggere le storture e i bizantinismi di una burocrazia che continua a rendere inutilmente complicata la vita della gente. Di questo spreco ringrazieranno i nostri figli e nipoti che si trovano, incolpevoli, ad affrontare il buio fitto del loro futuro.

Di recente abbiamo perduto due grosse occasioni che ci avrebbero dato il segno che un mondo migliore è ancora possibile e che ci avrebbero dato una ritrovata presenza di alto livello agli occhi del mondo intero.

Avevamo trovato una persona che avrebbe ricoperto in maniera eccellente la carica di Presidente della Repubblica, di sicura capacità e competenza, di livello internazionalmente riconosciuto, di grande esperienza delle cose di Stato, di fine cultura, poliglotta, non schierata con nessun partito o movimento politico, in buona salute, di età matura per saggezza ma ancora lontana dalla vecchiaia e, incidentalmente, anche donna.

Dopo l’atroce bassezza dell’auto candidatura di Berlusconi, dopo il balletto di nomi logori, famosi per aver già fatto il peggio possibile per l’onorabilità dello Stato, e di donne di potere candidate non per qualità di statiste ma solo perché femmine, la proposta del nome della Belloni ci aveva illuso: un colpo d’ala capace di strapparci dalla palude! Ma una rapida ricognizione sulla sicura indipendenza e incorruttibilità del personaggio che certamente sarebbe stato super partes e non manovrabile come avrebbero voluto parecchi dei cosiddetti “grandi elettori ”, portavoce degli ordini di lobby affaristiche e di cosche malavitose, ha fatto uscire allo scoperto l’improponibilità del suo nome per via dell’incarico, ricoperto da pochissimo tempo, di capo dei servizi segreti.

 L’uscita del solito Renzi, il piccolo Shiva di Rignano capace solo di distruggere, ha evidenziato la pericolosità di un personaggio potenzialmente capace di approfittare della possibilità di accesso alle informazioni riservate per farne oggetto di ricatto: in un sol colpo Renzi ha confermato le paure sue e di ampia parte dei parlamentari già in agitazione da tempo in vista delle future elezioni politiche per il terrore di perdere il seggio e le sue prebende, ma è riuscito anche ad infangare il nome della Belloni nella presunzione, totalmente infondata, di un eventuale suo comportamento indegno, e a coprire di ulteriore infame ridicolo l’Italia intera. Certo l’idea di Rinascimento che Renzi porta in giro con le sue conferenze agli sceicchi è fondata solo sulla parte cinica e amorale dell’epoca delle congiure, delle fazioni, di Cesare Borgia: al di là della doppiezza e del tradimento, arti in cui eccelle, della parte di imperituro valore del Rinascimento a Renzi non importa nulla.

L’altra occasione di riscatto morale che l’Italia ha perso è stata quella dell’inammissibilità dei referendum sull’abrogazione della parte penale riguardante la coltivazione della cannabis indica e il suicidio assistito, argomenti che sono di enorme interesse pubblico, come dimostrato dalla velocità e dalla quantità di firme raccolte.

La mala informazione settaria ha spacciato i due referendum come via libera alle droghe e all’eutanasia, alla faccia del volere popolare che chiede solo che si arrivi a legiferare seriamente e senza ipocrisie su due temi eticamente ormai imprescindibili.

Giuliano Amato (da chi?), nominato in fretta e furia a capo della Consulta, ha trovato il pretesto per bloccare l’unico strumento di democrazia diretta con cavilli interpretativi sulla forma dei quesiti referendari, permettendosi anche di bacchettare con sarcasmo la presunta incompetenza dei formulatori, e ottenendo l’ovvio plauso della CEI, dei conservatori alla Adinolfi e, soprattutto, quello di coloro che vedono nella possibilità della raccolta veloce di un alto numero di firme on- line, certificate dalla PEC e perciò incontestabili, necessarie per la fondazione di partiti politici, per richiesta di referendum, per proposte dirette di  leggi di iniziativa popolare un pericolo per la democrazia rappresentativa. Le possibilità permesse dalle attuali tecnologie in effetti possono inficiare i poteri del Parlamento, e bisognerà tenerne conto al più presto.

Ma la cosa che più dà da pensare è la dichiarata ammissibilità di cinque dei sei referendum proposti sulla giustizia, e segnatamente quello sull’abrogazione della legge Severino, cosa che riaprirebbe le porte alle candidature “impresentabili” di soggetti pregiudicati a cariche politiche, e quello sull’abrogazione della carcerazione preventiva, istituto talvolta abusato specie nei confronti dei soggetti più deboli, ma che  lascerebbe a piede libero un gran numero di malavitosi liberi di continuare a delinquere in attesa dei tempi biblici di una giustizia che arranca a fatica tra i miasmi rivelati dall’ affaire Palamara sul CSM.

Grazie alle voglie zariste di Putin e ai timori del modestissimo Biden per le elezioni di medio termine, sta per scoppiare un conflitto di proporzioni inimmaginabili, mentre la crisi economica innescata non a caso mentre è ancora in corso la pandemia cerca di mettere definitivamente in ginocchio la povera Europa, che continua ad essere uno sconfortante nano politico.

Con questi chiari di luna una domanda nasce spontanea: riusciranno i nostri eroi, obbligatoriamente confermati nei loro ruoli dalla ragion di Stato (e del mantenimento dello statu quo ante fino alle elezioni del 2023…), a non far perdere all’Italia l’occasione irripetibile offerta dal Recovery Fund? Potranno Draghi e Mattarella contrastare efficacemente i marosi interni al Governo tenendo la barra dritta?

Che Dio, se c’è e ha voglia di dare un’occhiata da queste parti, ce la mandi buona.

Lavinia P. deNaro Papa




OGGI… LE MASCHERE…

Forse anche il significato delle maschere di Carnevale è stato soppresso a causa del Covid.

Adesso che fra pochi giorni è carnevale, visto che quasi per due anni, prima di qualunque faccia adulta, è uscita fuori la mascherina che ha preservato un po’ tutti dall’essere contagiati, oltre che dal Covid anche da qualsiasi altra infezione respiratoria, pochi sono coloro che ne indosseranno una per gioco o tradizione.

In questi giorni, si vedono infatti tanti bambini vestiti da animaletti o super eroi, belli e imbottiti fino alla testa ma col faccino pulito e sorridente. Il sorriso è infatti quello che meno si è visto in questi due anni che ci ha tenuti tutti col viso coperto da mascherine e che, oltre che a nasconderlo, hanno cambiato i lineamenti delle facce. Stretti per tanto tempo gli elastici dietro le orecchie tirandole da far diventare un po’ tutti degli elefantini con le orecchie a sventola, proprio come Dumbo. Per non parlare delle allergie cutanee di alcuni, delle rughe in viso cresciute e amplificate senza essere viste, del naso schiacciato, del silenzio imposto, delle tossi stizzose, per non parlare poi delle tante smorfie a bocca aperta nascoste che, se non si starà attenti, si continueranno a fare senza quel velo sottile, del falso senso di sicurezza che nasconde adesso la paura di relazionarsi.

E’ cambiata la struttura del viso, è cambiato il genere umano, la sua forma e il suo essere che dalla forza di uscire vincitore dalla pandemia, si ritrova adesso sperduto e impaurito nel momento dell’anno in cui prima tutto è iniziato e dove adesso pare ci sia finalmente una fine.

La vera vincitrice è la paura che è rimasta attaccata addosso alla pelle e al viso come una sanguisuga.

Sarà difficile in futuro uscire con una maschera di carnevale dopo che proprio il Carnevale, due anni fa, ha regalato a tutti la paura di un contagio che si è trasmesso col contatto visivo e fisico mentre ci si divertiva in gruppi.

Sarà difficile ma non impossibile, importante è ritrovare l’equilibrio e ricominciare a vivere in società seriamente e con rispetto e poi divertirsi ridendo e cantando (forse ci vorrà ancora un po’di tempo per questo) non rinunciando mai a vivere, con o senza maschera.

Sofia Ruta




versi di versi per versi e detti male detti (di Sascia Coron

Finita la pandemia

continua l’asineria.

 

I tempi amari

non sono più rari.

 

La cosa più normale

è vedere un’impresa che va a male.

 

Quando il Draghi manca

i Mattei ballano.

 

La notte tramano,

il giorno votano,

poi, dopo, si prendono a botte.

 

Ogni scissione nuova

a governare giova.

 

La cosa non quadra

se cerco la quadra:

con aria gioconda

io cerco la tonda.

 

La politica nazionale

è arrivata al “brodo primordiale”

 

Il lavoro debilita l’uomo.




GIOVANI PER IL FUTURO DEL PIANETA

L’hanno chiamata la Greta Thumberg italiana: Laura Zorzini, 27 anni di Trieste che dal 7 febbraio sta facendo lo sciopero della fame per richiedere un’udienza presso il Ministero della transizione ecologica a Roma.  Lo sciopero, organizzato dal movimento Extinction Rebellion di cui la giovane fa parte, ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica al problema ecologico e soprattutto vuole ottenere un’udienza col ministro della transizione ecologica Cingolani e con altri ministri che possono ascoltare ciò che i giovani del movimento hanno da proporre. Lo sciopero della fame ha davvero provato Laura che è finita anche in ospedale per un malore causato dal deperimento e da una leggera tachicardia. Le sue condizioni richiedono di restare sotto controllo medico, almeno finché non si sarà ristabilita. “Mi rivolgo con il cuore ai ministri Cingolani, Carfagna, Giorgetti, Patuanelli, Orlando e al Presidente del Consiglio Draghi”, dice la Zorzini, “e vi chiedo: vi basta il mio codice giallo o avete bisogno del mio codice rosso per riceverci, per venire incontro alla nostra istanza di un incontro pubblico in cui dibattere apertamente sul futuro dei bambini che nascono in Italia ed evitare che muoiano prematuramente?”. Ormai pesa 45 chili, ma questo non le impedisce di passare la giornata a manifestare, seduta con i cartelli in mano davanti alla sede del Ministero. Greta Thumberg anni fa iniziò così, con una protesta del venerdì, giorno in cui non si andava a scuola, per protestare contro le misure nulle per il clima; negli anni Greta ha dato vita ad un movimento che oggi coinvolge migliaia di giovani di ogni parte del mondo. In Italia, anche Laura e i suoi amici sostenitori del movimento ambientalista hanno lo stesso spirito combattivo e propositivo, solo che già diverse volte sono stati allontanati dalle forze dell’ordine che hanno spostato i ragazzi di “peso” invitandoli a tornare a casa senza nessuna udienza. Ciò che indubbiamente colpisce è la grande perseveranza di questi ragazzi che cercano solo di improntare un dialogo con gli esponenti del governo responsabili delle politiche ambientali, uomini che orienteranno il futuro del nostro pianeta nei prossimi decenni. Credo che tutti dovremmo conoscere maggiormente ciò che il governo intende fare nel concreto per contrastare il problema ambientale e in che modo si intende progettare questa transizione ecologica di cui tanto si parla. Ma specialmente, ciò che dovrebbe interessare tutti quanti è se queste misure che si adotteranno saranno sufficienti a contrastare davvero l’amento della temperatura e le conseguenze climatiche che ne derivano.

Graziana Iurato




A tavola con gli Dei (a cura di Marisa Scopello)

È bello viaggiare per un mare che  è ancora solo mare di pesci, di miti, di relitti antichi, senza tracce di sottomarini atomici, sommergibili micidiali e scorie tossiche. In questo Mediterraneo puoi incontrare, al massimo, pirati violenti e violenti fortunali ma sai che i ritmi naturali sono ancora la regola. Sto per raggiungere Vicus Aterni immerso tra i pini d’Aleppo che oggi si chiama Pescara; la sua maggior gloria è di aver dato i natali al Vate D’Annunzio. Poco rimane dell’architettura del passato a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale e nessuna traccia dell’età repubblicana romana e terra dei Marsi. Ma qui finisce il viaggio con Tellure che deve tornare alla sua attività familiare mentre io cercherò un imbarco che mi porterà sulle coste pugliesi, ancora una volta nel mar Ionio. È come sentire aria di casa vedendo all’orizzonte il profilo delle isole ionie ma, adesso, mi preparo a gustare le ultime specialità abruzzesi di mare e di terra.
Nel porto sulla foce dell’Aterno mangiamo insieme per l’ultima volta ricordando le nostre avventure sulla neve della caccia al cinghiale tuffando le dita nell’intingolo di lumache di mare bollite e condite con olio, aglio e aceto, sorridendo insieme per le fusa di Catus, il suo gatto che mi si strusciava addosso per scroccarmi un boccone di coda di rospo… Sono più di tre mesi che viaggiamo insieme e ne sentirò la mancanza; d’altronde la vita è sempre arrivi e partenze, porti sconosciuti e promesse che si inseguono tra le onde del destino mentre la risacca cambia i contorni del tuo litorale…
Intanto arriva dal cortile il profumo di arrosto e andiamo ad assaggiare gli antenati degli arrosticini con i piccoli pezzi di carne di pecora infilzati negli spiedini, intervallati da foglie di lauro e pezzi di cipolle. Dal forno in terracotta vengono estratti grossi ravioli dorati.
“Sono
i flatunes- dice l’ostessa che ci serve – una sfoglia tirata sottile di farina, uova e strutto, ripiena di pecorino grattugiato, ricotta e uova.”
Li conosco come fiadoni pescaresi e sono tuttora un piatto tipico, gonfi e pieni di sapore.
Tellure dice che basta così altrimenti diventa sentimentale; lo accompagno al porto e resto col braccio alzato fino a quando la sua imbarcazione scompare dietro i pini.
Domani sarà un altro giorno.

 




LE DONNE ALLE OLIMPIADI. MA GUARDA UN PO’!

Certo che le donne sono proprio esseri inferiori, da far stare a casa ad occuparsi delle faccende domestiche, prone di fronte a un marito, padre, fratello o comunque l’uomo della famiglia, da usare come oggetti sessuali, da picchiare a capriccio e magari anche massacrare a capriccio, esibire solo se trasformate in bambole gonfiabili e caracollanti su tacchi di cento centimetri! Infatti alle Olimpiadi invernali, finite solo pochi giorni fa, su 82 uomini e 47 donne che hanno partecipato, gli uomini hanno vinto 5 medaglie e le donne 9: se la matematica non è diventata improvvisamente un’opinione, quasi il doppio! Che diventa più del doppio se si considera che i partecipanti uomini erano quasi il doppio delle partecipanti donne. Come la mettiamo?

Non vi viene il sospetto che si sia sempre cercato di mettere le donne in ombra, di accantonarle, di sminuirle, di avvilirle in tutti i modi non tanto per una reale convinzione di superiorità quanto piuttosto per la consapevolezza di inferiorità che l’uomo si rifiutava (e continua a rifiutarsi) di ammettere? E questo fa rabbia. Più che alle donne fa ancora più rabbia agli uomini che diventano così ancora più prepotenti, ancora più violenti, forse, anzi sicuramente, per una forma di vendetta inconscia.

Quindi ci pare che, prima ancora di insegnare agli uomini a comportarsi da esseri raziocinanti, dovrebbero le donne cominciare a ribellarsi: in primo luogo a quella inevitabile pigrizia mentale che è stata loro indotta in secoli di educazione sbagliata e poi a tutti gli atteggiamenti, a incominciare da quelli che già vengono imposti in famiglia, che in qualche modo tendano a svalutare il loro essere, la loro personalità, per affermare, prima ancora del proprio genere, la propria individualità.

Se non si metteranno d’impegno a farlo, di sicuro vincere alle Olimpiadi non avrà avuto alcun significato.

Ninì Giudici




LA MAGIA DEL VIOLINO

A volte si esagera definendo “magiche” alcune serate musicali e teatrali, ma la sera del 16 febbraio scorso corrisponde realmente al significato del termine perché al Teatro Garibaldi di Modica si è assistito ad un evento unico: il concerto del Maestro Uto Ughi accompagnato al pianoforte dal Maestro Francesco Nicolosi nella seconda e ultima tappa siciliana, successiva a quella catanese. È stata la prima volta che i modicani assistevano dal vivo alla magia del suo violino, e poco importa se fosse il suo Stradivari “Kreutzer” o il suo Guarnieri del Gesù del 1744, strumenti entrambi magici per morbidezza e profondità del suono, per le fila di biscrome sospese nello spazio e sulle poltrone della platea gremita di persone e da un palco all’altro del teatro, ognuno di essi trasformato per una sera in cassa di risonanza che amplificava l’effetto magico della Sonata n.5 in fa maggiore (op. 24) di Beethoven, laPrimavera, la Sonata in la maggiore di Cesar Frank, nel dialogo serrato dei due strumenti che scioglievano la loro dualità in un monologo di tasti, corde e dita sapienti.
In realtà, la magia era iniziata già di mattina con l’incontro dei Maestri con gli studenti del locale Liceo musicale, il loro dialogo entusiasmante, oltre che la scoperta fatta da Uto Ughi  non era mai andato oltre Noto) della bellezza scenografica della “melagrana spaccata” dominata dalla maestà di S. Giorgio, ancora privo di garrule rondini in questo anticipo di primavera…
Poi sono venuti i bis concessi a conclusione del concerto: il Rondò capriccioso di Saint Saëns, spagnoleggiante nell’andante melanconico, e La ridda dei folletti di Bazzini, molto vicina alle ardite armonie di Paganini.
Non importa se Uto Ughi non ha più il fascino della giovinezza e mostra le piccole défaillance dell’uomo, perché si sente solo la grandezza dell’artista e la sua magia senza tempo.

Marisa Scopello