mercoledì, 29 Giugno 2022

UNA PREGHIERA ANTICA

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Pomeriggio del 17 marzo alle 17. Per chi ha ascoltato la Lectio Magistralis dell’Abate benedettino modicano Vittorio Rizzone su “Ipotesi e interpretazione di un’antica preghiera” incisa su pietra e ritrovata sul monte Margi nel 1977, c’è stato tanto da conoscere. Per qualcuno non è stata solo un’avanzatissima indagine archeologica, ma un’illuminazione: ha fatto partire collegamenti con i tanti cassetti cerebrali che conservano letture, esperienze, idee latenti eppure vivide.
Ma andiamo per ordine. Dopo i saluti e le introduzioni dell’Assessore Monisteri, del professore Giovanni Di Stefano e del dott. Domenico Buzzone sul ritorno di questo reperto al Museo Civico di Modica e sul ruolo del Parco archeologico Ibleo, Vittorio Rizzone ha tradotto dal greco del IV – V sec. d.C. il testo inciso su entrambe le facce della lastra che ha le caratteristiche del phylakterion, epigrafe magico-protettiva che mescola insieme ortodossia (Gesù Cristo, Arcangeli) e figure eterodosse dai nomi che esulano anche dalla Cabbalah (Uriel, Mou Moukathalouichanda, Eeisdramel, Louil).
Il suo carattere esorcistico a scopo profilattico serviva a rendere fecondi la vigna, l’uliveto e il fondo coltivato a frumento di un tale Pietro, dove la lastra era sepolta, è esaltato dal duplice plìthunon (moltiplica) conclusivo e dai carakteres simili al segno cristologico (croce lobata), al lauburu basco e alla svastica dell’antico sanscrito, simboli apotropaici e, insieme, decorativi.
La lastra litica di Modica si affianca a quelle affini trovate nel territorio ibleo (Comiso, Noto), alle lastre metalliche arrotolate con incisi filatteri edefixiones che erano invece maledizioni, e attestano una cultura antropologica sincretica: dovevano proteggere o decretare la rovina dei destinatari invocando entità benefiche o malefiche; erano sicuramente commissionate a stregoni che pescavano nel crogiolo di religioni ed eresie mediorientali dualistiche (Zoroastriane, gnostiche) per dare una copertura totale al committente. Il culto cristiano sommato a eresie angeliane dell’immaginario popolare a fini utilitaristici nell’ altopiano modicano suscita curiosità e, contemporaneamente, la certezza che l’umanità spera sempre nell’aiuto dall’alto (o dal basso) per soddisfare i suoi bisogni terreni. Tutto qui, niente Arconti ed Eoni né complicate angelologie da Dionigi l’Areopagita. Solo vivere al sicuro e nel benessere; la pagnotta o poco più.
Eppure, mentre l’oratore spiegava, confrontava e ampliava l’argomento, nell’aria della Sala e tra parole arcaiche, sembrava che si alzasse il sipario del Tempo, e il soprannaturale venisse in contatto con le menti per vie inusitate. Sarà stato l’Infame Basilide?
Istruzioni per l’uso: andare al Museo Belgiorno di Modica dal 27 marzo al 30 ottobre e vedere l’effetto che fa.

Marisa Scopello

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