mercoledì, 29 Giugno 2022

LA GUERRA DEI BAMBINI

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Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite qualche giorno fa, un milione di persone ha già attraversato i confini per lasciare l’Ucraina, numero che non include gli sfollati interni che sono ancora nel paese, infatti le proporzioni di questa fuga della popolazione ucraina potrebbero portare alla più grande crisi di rifugiati del secolo in Europa. 

Ma un dato davvero molto rilevante, riguarda soprattutto i bambini: infatti sono loro i più colpiti da questa assurda e ignobile violenza; basti pensare che da un giorno all’altro milioni di famiglie si sono ritrovate senza più una casa sicura e senza quella libertà che gli consentiva di vivere una vita normale. Di punto in bianco, tantissimi bambini sono stati privati del proprio letto caldo, della scuola, del conforto degli amici e ancor peggio molti di loro hanno dovuto abbandonare i propri genitori per mettersi in salvo con un parente o un conoscente e affrontare un lungo e tortuoso viaggio verso un paese nuovo e sconosciuto. Traumi, separazioni, paure che nessuno dovrebbe mai vivere, tantomeno un bambino! “Save the Children”, in un recente rapporto sulla guerra in Ucraina, ha rilevato che almeno 400.000 bambini sono stati costretti ad abbandonare il paese per cercare la salvezza in altre nazioni. Non hanno più niente con sé, molti sono fuggiti con solo i propri vestiti addosso e ora sono esposti al rischio di fame, malattie, violenze e abusi.  Le temperature invernali inoltre mettono in serio pericolo la vita di centinaia di migliaia i bambini, che se non muoiono per le bombe, rischiano di morire di freddo, infatti le famiglie in fuga spesso portano con sé il minimo indispensabile, cercando un rifugio che spesso non si trova ed è risaputo che rimanere esposti al freddo invernale per molto tempo non è certamente un’esperienza che il corpo può sostenere a lungo. Molti di questi piccoli corpi vengono feriti da schegge o da proiettili vaganti, come il caso di Sasha (Alexandra), la bambina ucraina di nove anni che ha perso un braccio a causa della guerra. Viveva a Hostomel, un sobborgo di Kiev. L’auto in cui si trovava insieme alla sua famiglia (la madre, la sorella e il patrigno), in fuga dall’inferno della guerra, è stata colpita (a Bucha) da una raffica di proiettili partita da un carro armato. Il patrigno è morto, e Sasha ha perso un braccio. Quando ha ripreso conoscenza si è chiesta perché i russi le avessero sparato, ma la mamma è subito ripartita con lei alla volta dell’Italia. Adesso è stata ricoverata a Roma, all’ospedale Bambin Gesù, dove ha già affrontato degli interventi preparatori per la protesizzazione del braccio, infatti a Roma si spera di impiantarle un “braccio nuovo” che le permetterà di rivivere nuovamente.

La storia di Sasha è solo una delle centinaia di piccole vite che in queste settimane stanno subendo ogni sorta di orrore, e noi, di fronte a questi piccoli visi stanchi che compaiono nei reportage, siamo inermi, ci sentiamo impotenti e nello stesso tempo increduli che nuovamente e ancora quell’orrore sia ricomparso e faccia vittime civili senza alcun minimo indugio.

Graziana Iurato

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