mercoledì, 29 Giugno 2022

L’INTRAMONTABILE PLAUTO

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Inganni e beffe sono il sale che dà gusto alle “palliate” di Tito Maccio Plauto, autore geniale e attore di Sàrsina sempre presente sulla scena dei teatri anche odierni, come sanno gli spettatori che il 12 e il 13 marzo hanno assistito all’Anfitrione nel Teatro Garibaldi di Modica, con Franco Oppini, Debora Caprioglio, Giorgia Guerra, Lorenzo Venturini e Federico Anelli, diretti da Livio Galassi.
Recitando l’Argumentum in latino, Debora Caprioglio dà il via al carattere ludico della rappresentazione comica. In realtà non è la classica palliata, come dice Mercurio nella sua azione prologante, ma una “tragi-commedia” dato che ad agire con gli umani ci sono pure gli Dei, Giove e Mercurio, re dell’Olimpo e gran puttaniere il primo, il secondo protettore dei commerci e, non a caso, dei ladri.
Giove-Anfitrione, in una notte di stelle immobili, con Orione e Venere e la Luna e le Pleiadi incollate alla volta celeste, una notte resa infinita per godersi Alcmena, ordina a Mercurio-Sosia di proteggere la casa dall’incursione del vero Sosia, inviato dal vero Anfitrione per annunciare il proprio ritorno dalla guerra con i Telèboi. Ne ha origine uno dei dialoghi più godibili ed effervescenti dell’opera: Sosia si incontra e si scontra con se stesso perdendo miseramente.
La notte degli equivoci divini ha regalato gioielli linguistici: Sosia, da nome proprio, è diventato per antonomasia il termine che indica l’identicità tra due persone, come pure Anfitrione è il perfetto padrone di casa…
Plauto è grande per tanti altri motivi, primo fra tutti l’invenzione del metateatro e i suoi personaggi, invece di restare confinati all’interno del palco, “sfondano” la quarta parete e si rivolgono direttamente al pubblico coinvolgendolo nella beffa; Sosia  smarrito chiede dove abbia perso se stesso (anche noi spesso ce lo chiediamo invano) senza ottenere risposte. Uomini e Dei, ruffiani e vittime; chi può fare e disfare a proprio piacimento, chi deve solo reggere il moccolo e accettare piegando il capo.
Nel cast, a fare da mattatore, è Franco Oppini, esperto nella comicità del nonsense da ex Gatto di Vicolo Miracoli: si muove con grande padronanza sulla scena nel duplice ruolo di Giove e Anfitrione mimando scontri e scazzottate mentre si esalta per le doti di magnifico cornuto e cornificatore oltre che per la nascita dei gemelli “diversi”, il figlio divino Ercole e l’altro anonimo umano, a braccetto nella certa incertezza del fato.
E Alcmena? Fedifraga inconsapevole, si prende tutte le rivincite insieme alle altre donne plautine che odorano di cannella come Càsina, le serve astutissime e le cortigiane assatanate.
Nei tempi grami in cui siamo costretti a vivere tra echi di guerra, applaudire la rappresentazione comica della paura di Sosia confrontandola con lo smarrimento attuale nei confronti del Potere e dei suoi giochi, aiuta a trascorrere una serata col sorriso, nella speranza che le fantastiche balle plautine esorcizzino altri mali.

Marisa Scopello

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