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RESURREZIONE È AMORE

Ci si indigna per uno schiaffo dato in pubblico a un uomo che ha deriso solo per far ridere con una battutaccia, la moglie di un altro uomo e si parla più di quest’ultimo come essere violento, ignorando la violenza verbale usata dal primo. Si accusa insomma l’uomo che difende la propria moglie e si mette in primo piano invece, come parte offesa, colui che ha abusato del suo ruolo mancando di rispetto e ferendo nell’intimo la sofferenza umana che ognuno può avere per una malattia o per un’altra cosa.

Ci si indigna, perché una donna deve sapersi difendere da sola e si dimentica che ci si deve difendere da chi ci ferisce non da chi ci protegge. Quale donna, anche forte caratterialmente, o bambino o anche uomo non è felice di vedersi e sentirsi protetta/o da una persona che ama e che l’ama? Accettare un’offesa e riderne solo per far piacere a chi è presente, è debolezza e paura di parlare o schiaffeggiare è un oltraggio, uccidere è molto peggio.

Si evita di parlare di uno sporco assassino, vicino di casa, ex fidanzato che uccide una donna e la fa a pezzi e si mostrano foto, vita, morte e passione  della poveretta che di mestiere faceva la pornostar, un lavoro questo che fa felici bravi uomini o figli di famiglia, la chiamano col suo “nome d’arte”, denigrando il suo lavoro e senza sapere nulla di lei, invece che col suo nome di donna. Nessuno dovrebbe permettersi di giudicare una qualsiasi scelta lavorativa, magari chiedersi invece del perché quell’omicidio sia stato scoperto dopo mesi e come mai tanti luridi assassini circolino per le case, per le strade, ovunque, senza essere neppure visti o scoperti.

Lo stesso accade per un’altra donna che viene accusata quasi di adulterio o di violenza verso un giovane diciottenne, senza prima accertare il fatto accaduto, magari una calunnia, ma viene presa di mira dai media e chiamata preside e non donna e dalla violenza verbale non si può nemmeno difendere, tanto è lo sdegno di chi parla di lei e, senza alcun minimo di riservatezza, distrugge intanto il suo essere madre, moglie, figlia, donna. Vero o falso? Non importa, l’importante è annientare. Che poi, se è un grosso e grande ultraottantenne politico che sposa una giovincella, nessuno osa dire ciò che veramente pensa sia dell’uno che dell’altra…

Ci si indigna per una partita persa e si offendono giocatori e allenatore come fossero loro stessi delle “palle”. Sono uomini. Tutti possiamo sbagliare ma non per questo dobbiamo essere insultati.

Muore un piccolo sulle strisce pedonali, stava dentro il passeggino che la sua mamma spingeva per attraversare la strada, muore investito da qualcuno alla guida pazza di un veicolo e lo trascina per diversi metri. Ci s’indigna per l’auto e per la tragedia accaduta, si mostra il piccolo in foto, non si parla del dolore materno e si piange mentre si ignora chi l’ha investito.

Lo stesso per una bimba ucraina fuggita dalla guerra. In Italia ha trovato la morte causata sempre da un incidente stradale. Ci indigna ma il silenzio è tombale. Si segue solo ciò che più è proposto, il peggio di quello che sono diventati gli esseri umani.

Non ci s’indigna per un uomo presidente che detta sdegno verso un altro o tanti altri simili e un sacco di bugie pur di apparire superiore a tutti. Eppure sembra voglia essere Dio. Tutto questo non dovrebbe essere normale.

Per le tante guerre che stanno uccidendo e facendo fuggire donne, uomini e bambini innocenti che lasciano paesi già rasi al suolo e coperti di cadaveri, ci s’indigna? No, tutto appare normale, anche le guerre. Da una mano si dà e dall’altra si prende.

Ma se solo si guardasse e si ascoltasse bene ogni richiesta di aiuto, si comprenderebbe che tutto il peggio è troppo vicino e potrebbe accadere a ognuno di noi. Sparirebbe l’indignazione, cancelleremmo lo sdegno e ci accorgeremmo degli errori e delle mancanze di cui ci stiamo nutrendo? Eppure l’amore potrebbe saziarci e salvarci tutti.

In fondo, la resurrezione è credere di potercela fare, è esserci, è uscire fuori dal tunnel in cui ci siamo vertiginosamente catapultati. Dovremmo provarci.

Sofia Ruta