mercoledì, 29 Giugno 2022

A tavola con gli dei (a cura di Marisa Scopello)

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Eccomi alla nuova tappa del mio viaggio, Taranto. Città ricca, fondata nell’VIII secolo dagli Spartani col nome di Taras, polo culturale della Magna Grecia in posizione strategica nel golfo omonimo.
“Visiteremo luoghi significativi come la tomba degli atleti che vinsero molte Olimpiadi e gare nei giochi ateniesi consacrati a Pallade; al centro della camera c’è l’anfora panatenaica, il premio vinto da essi, i sarcofagi sono disposti lungo le pareti come le klinai, i letti conviviali dell’andròn, la sala riservata agli uomini per banchetti e simposi. Gli aristocratici della città greca erano molto ricchi, ma dopo le quinquennali guerre pirriche che hanno decretato l’egemonia romana, hanno subito una perdita grave del loro potere. Restano comunque perenni la loro cultura, il senso estetico e l’amore per il teatro.”
“So che il latino Gneo Nevio nel III secolo scrisse una fabula palliata dal titolo “Tarentilla” che, con sottile polemica, esaltava la libertà di uno schiavo greco rispetto a quella di un libero cittadino romano. In particolare mi ha colpito il gioco erotico della protagonista femminile, la ragazza di Taranto, che stuzzicava uno col piede ammiccando a un altro, concedendosi a tutti per gioia di vivere – mentre lo dico ho in mente un momento della danza pugliese chiamata “Taranta”, orgiastica e scatenata, dalle radici antiche ma fuori dalla portata di comprensione per il tempo di Labduco.
Lasciamo i cavalli nella stazione di posta e visitiamo la città fino al porto. Sento l’odore del mare e in lontananza vedo i delfini saltare e rincorrersi giocosi. Mi mancava il mare e, di conseguenza, il gusto del pesce. Qui le cozze sono le regine della tavola e andiamo a mangiarne in una taverna. Grandi tegami colmi di questi frutti di mare stanno stufando con aglio, prezzemolo e olio; delle laganae concave, antenate delle orecchiette, vengono aggiunte e amalgamate alle cozze per assorbirne il sugo sapido; a coronamento, il tutto viene arricchito di pepe e basilico molto aromatico. Signori, mi hanno servito il Mediterraneo! Poi polpo grigliato e condito solo con succo di limone e olio, come piace a Labduco e ai princìpi dei deipnosofisti. Infine andiamo a passeggiare lungo la costa. Avrei voglia di entrare in acqua, calda e invitante, ma non so come potrebbe reagire Labduco, perciò mi astengo e penso alla spiaggia egiziana dove non avevo remore insieme a Zenone, che spesso viene ancora a visitare i miei sogni.
“Prima della conquista romana avvenne qui un episodio curioso: i tarantini catturarono una nave romana in perlustrazione. Alcuni ambasciatori, guidati da Postumio, si recarono a Taranto per ottenere in consegna i responsabili, furono ricevuti nel teatro e vennero scherniti per la loro difficoltà a parlare in greco. A un certo punto, un tale di nome Filonide si sollevò la veste e urinò sulla toga di Postumio il quale reagì dicendo che i Romani avrebbero lavato col sangue dei tarantini la toga sporcata da Filonide. I Romani conquistarono Taranto ma Filonide diventò un modello di orgoglio e resistenza. Conoscevi tale storia?”

“No, ma ora capisco perché il detto tarantino Ti piscio in testa è un’offesa molto sentita in questa città! Ma senti, stasera ci fermiamo qui a cena e per dormire?”
“Sì, riprenderemo domani all’alba il nostro viaggio per Sibari. Ti sta bene se mangiamo solo ortaggi?”
“Stamattina, ho visto al mercato i cetrioli. Anche una semplice insalata va benissimo…”
Cena tarantina con insalata di cetrioli e olive in salamoia; rimando alla godereccia Sibari i piaceri della tavola. E Labduco, finalmente, non potrà impedirmi pietanze ricercate.

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