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IL MERCATO DELLE ARMI

In un momento storico in cui l’Europa è sotto ricatto della Russia per i rifornimenti energetici e la Nato è impotente perché non può intervenire in Ucraina per ovvie ragioni, l’UNICA priorità dovrebbe essere la trattativa per la PACE. Una parola che purtroppo viene scandita solo alle radio, nei concerti, durante la via crucis al Colosseo e nelle manifestazioni in piazza dei civili che di fatto sono i soli che gridano il loro NO chiaro contro la guerra. Ma nei palazzi del potere, tra quei tavoli delle “finte” trattative, invece, non si parla d’altro che di riarmo immediato, il diktat emergente è investire nella “difesa militare”, un riarmo immediato che ha un alibi giustificato stavolta dalla minaccia russa, e da quello che potrebbe ancora accadere. Di fatto nel mondo c’è già da tempo una corsa al riarmo non indifferente e purtroppo anche con la guerra come con la pandemia, specialmente l’Ue paga le sue carenze storiche e si piega a dinamiche e obblighi non sempre comprensibili. Non si capisce poi che cosa c’entri la legittima difesa del popolo ucraino, a cui le armi vengono inviate per non soccombere all’invasore, con la corsa al riarmo che sta infervorando tutti gli Stati europei ognuno per conto suo. Se infatti sommiamo la spesa militare attuale dei 27 Paesi dell’Unione europea (quindi non tutti Nato) otteniamo una cifra pari a quasi 233 miliardi di dollari, più di tre volte superiore ai 62 miliardi di dollari spesi dalla Russia. La guerra, si sa, non è solo un’atrocità immane ma anche un grande giro di soldi per i big della finanza. Infatti il sistema di finanziamento del Programma europeo per lo sviluppo industriale della difesa (EDIDP) è dominato da quattro aziende principali: Airbus, Leonardo, Thales e Indra Sistemas: quattro grandi compagnie proprietà di quattro Stati: Germania, Italia, Francia e Spagna. Aziende parzialmente statali perché tra gli azionisti ci sono anche grandi fondi privati tra cui molti di nazionalità americana. Da notare che l’Italia attualmente spende già 25 miliardi di euro l’anno, più o meno l’1,4% del Pil, e secondo tutti i sondaggi pubblicati nell’ultimo mese, gli italiani condannano la Russia senza riserve ma sono contro l’aumento delle spese militari, sostenendo di non ritenerla una scelta giusta in questa particolare fase storica. Eppure il Presidente del Consiglio Mario Draghi il 1° marzo ha comunicato la decisione del governo di incrementare ulteriormente le spese militari fino al 2% del PIL (3,5% del bilancio dello Stato), provvedimento approvato dalla Camera con un ordine del giorno votato a stragrande maggioranza. Non è un impegno da poco, si tratta di passare dai circa 25 miliardi l’anno attuali (68 milioni al giorno) ad almeno 38 miliardi l’anno (104 milioni al giorno). A mio parere aumentare di 13 miliardi all’anno le spese per l’acquisto di armamenti (li chiamano investimenti per la difesa) quando è già stato previsto un taglio di sei miliardi di euro per la spesa sanitaria per gli anni 2023 e 2024, non è il modo migliore per tutelare gli interessi del popolo italiano, d’altro canto Draghi è stato irremovibile e si è rischiata una crisi di governo fino a quando non è stato trovato il compromesso di spostare al 2028 il raggiungimento di questo infelice traguardo. Non si può davvero trovare il senso di tutto questo, possiamo solo prendere atto del fatto che la politica è chiaramente piegata sempre di più a interessi di mercato e lobby subdole che certamente nulla hanno a che fare con l’etica e la morale che dovrebbero guidare l’opera di ogni politico che giura fedeltà e onore in nome di principi che appaiono solo come una grande beffa ben ordita.

Graziana Iurato