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PROFUGHI DI SERIE A E PROFUGHI DI SERIE B

In questi giorni gli italiani stanno facendo a gara per offrire ai rifugiati ucraini ospitalità, viveri, aiuti di ogni genere. Qualcuno ha malignato che lo fanno perché gli ucraini sono bianchi con gli occhi azzurri… e forse non era solo una malignità. E’ un fatto che oggi gli italiani tendano a considerare i profughi africani alla stregua di invasori, mentre quelli ucraini come persone (ripetiamo: persone) bisognose di aiuto.

Si sostiene che i profughi africani sono gestiti dalla malavita e questo è vero, ma è anche vero che su quelli ucraini già sono calate le grinfie dei trafficanti di bambini. Perché dunque non distinguere i profughi dalle organizzazioni malavitose che li vogliono gestire?

Probabilmente si pensa che l’accoglienza nei confronti dei profughi ucraini sia cosa di breve periodo e ci si sente confortati dal fatto che si parli fin d’ora di collocazione degli stessi nei vari paesi europei. Invero per gli africani l’accoglienza da parte dell’Europa è stata prevista in varie risoluzioni dell’Unione, ma queste risoluzioni non sono mai state attuate.

Certo, l’Unione colpe ne ha molte nei confronti sia dei migranti che dell’Italia, primo porto d’approdo per chi affronta un viaggio lunghissimo, irto di pericoli, che molto spesso finisce, con la vita, in mezzo al mare.

Forse hanno il loro peso le trasmissioni televisive, i titoloni sui giornali su questa guerra che, per carità, ci terrorizza tutti, ma è evidente che distrae da altri drammi, da altre storie altrettanto ricche di drammaticità. O forse perché sono storie che accadono ogni giorno? Come quella di Lireta Katiaj o quella di Kauna e suo fratello che ci capitò di presentare anche su questo giornale. Sono storie raccapriccianti che non possono lasciare indifferenti esseri umani come noi. O forse noi esseri umani non lo siamo?

Il problema principale però, crediamo, che ci fa porre con un diverso atteggiamento nei confronti di questi ultimi è che su questi non possiamo esercitare un reale controllo, perché sono troppi e gravano tutti sulla nostra economia che, lo sappiamo bene, tanto florida non è. Lo Stato li ha abbandonati a se stessi dal momento in cui sono usciti dai centri di raccolta, quindi, inevitabilmente, sono finiti nelle mani o di sfruttatori o della malavita, finendo per rappresentare una popolazione a sé, incompresa, non accettata.

Molti ucraini oggi parlano di voler tornare in patria, perché una guerra finisce mentre un paese sfruttato, schiavizzato, vessato in tutti i modi come sono tanti paesi africani (e, non dimentichiamolo, chi questi paesi li ha sfruttati siamo stati proprio noi europei) resterà così chissà fino a quando, alla sua gente che è riuscita a fuggire forse non si presenterà mai uno spiraglio che possa dare la speranza di tornare. Eppure quanti vorrebbero tornare! Ma senza andare a morire!

Oggi abbiamo scatenato la nostra generosità. Ma quanto potrà durare? Quando cominceremo a pensare che questi profughi ucraini sono troppi, che ci tolgono il cibo, il lavoro, che non si vogliono adattare ai nostri costumi, alle nostre usanze?

Eh, sì, perché il nostro cuore è grande, tanto grande. Peccato che s’inaridisca troppo presto.