mercoledì, 29 Giugno 2022

UNA SERATA FAVOLOSA

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Avete presenti le scatole cinesi, l’antico meccanismo che ha in sé l’astuta imprevedibilità della catena fattuale, l’abile ostentazione del difficile per creare il “teorema gioioso dello stupore”? Il 28 maggio, mentre fuori si scatenava un temporale tardivo, dentro il Teatro Garibaldi di Modica si assisteva al magico viaggio di Giuliana De Sio nel mondo favoloso di cunti inframmezzati di canti, musica, cronache di incontri e illuminazioni condivisibili perché parte dell’immaginario comune a tutti quelli che hanno vissuto gli anni ‘70 e ‘80.
La napoletanità dei suoi geni non poteva non trovare nel secentesco “Cunto de li cunti” di Giambattista Basile il filo memoriale di storie popolate da gatte cenerentole, vecchie scorticate e nomi improbabili di un barocco popolare e illusorio, irriverente e spesso cattivo. Le fiabe e noi amanti della musica, quella bella, tante storie d’atmosfera, intrecci di parole e immagini composte da Ivano Fossati (con quel “taglio di luna freddo come una lama…”  di un tempo sbandato), parole poeticissime – avrebbe detto il favoloso giovane Leopardi – che Giuliana ha recitato sulla melodia del trio che la accompagnava, Marco Zurzolo al sax, Cinzia Gangarella al pianoforte e Sasà Flauto alla chitarra. Melodie e jazz, col sax che improvvisava fingendo note fuori luogo e fuori tempo, spalancando in realtà mondi inediti e giardini intricati di macramè…
E “Lo straniero” in francese di George Moustaki a tempo di sirtaki (c’era anche Zorba), musica vagabonda e verde di anni in cui si sognava nella risacca dell’onda mediterranea un amore perso poi tra le brume dell’autunno.
Racconti fiabeschi dai mille volti, occhi neri struggenti, tristi come quelli di Massimo Troisi e Pino Daniele, a metà fra vitalità e disperazione. Lei, Giuliana De Sio, artista completa e sensibile, ha incantato leggendo di diavoli gabbati, datteri magici, fate, scarpine dorate, principi imbelli, e sorprendendo il pubblico per le grandi doti canore meno note di quelle della sorella Teresa.
“Favolosa” è stata la migliore conclusione teatrale del Garibaldi, e già lo staff guidato da Tonino Cannata sta lavorando per la prossima con nuove importanti proposte e tante storie per esorcizzare la nera signora correndo come il vento verso Samarcanda, cantando per guarire e farsi ridare l’ombra dalla pulce d’acqua… Non c’erano quella sera né Vecchioni e Branduardi né De Andrè che volta la carta (personale divagazione) ma non sarebbero stati degli intrusi nel pantheon dei favolosi del 28 maggio.

Marisa Scopello 

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