mercoledì, 29 Giugno 2022

C’ERA UN QUARTIERE DI GIOVANI…

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Modica Sacro Cuore, il primo quartiere a nascere in periferia più di cinquant’anni fa, tra il verde dei campi e i mura a siccu. Il primo grande asfalto, dove, negli anni settanta, quando la domenica si guidava con veicoli a targa alterna oppure non vi si transitava affatto, piccole biciclette e pattini a quattro rotelle, insieme a tanti bambini, la facevano da padroni.

Qui, a due passi, le scuole elementari, le medie, le superiori. Sempre qui, la prima villa comunale, squallida e mai mantenuta con rispetto. Ancora qui, e si può vedere osservando bene la foto, il nuovo campo sportivo, ma forse il vecchio vale molto di più e il Modica Calcio meriterebbe di ospitare con fierezza altre squadre e sportivi anche senza vincere.

Anche il mercato ci sta, ogni quindici giorni, e questo quartiere si riempie a più non posso di persone e di auto e motorini che transitano oltre che dalla strada principale, la Via Silla, da una stradina non asfaltata, e pericolosa quando piove, che dallo sbocco taglia sulla destra, poco prima del primo ponticello per Ragusa. Qui, scendendo, un bel vedere per chi parcheggia ai lati della strada, tra bancarelle di frutta e verdura e scuole!

Ma davvero adesso chi gode di questa veduta per mezza giornata e soprattutto chi ci vive da quasi sessant’anni pagando e riscattando con grandi sacrifici ogni singolo appartamento comunale merita di svegliarsi la mattina col frastuono di camion e furgoni che hanno rubato anche quel po’ di asfalto tutto pieno di buche, affacciarsi dalla finestra e guardare, invece dei campi in fiore o di un parco per anziani e bambini, lo scempio di un enorme deposito che offende la vista e il buon gusto?

Erano tutte giovani famiglie felici e con bambini al seguito quelle arrivate nelle case e nei palazzi popolari, adesso sono tutti anziani e malati per la maggior parte (figli e nipoti li vengono a trovare e li assistono) e avrebbero bisogno di sentirsi grati alla vita che hanno donato al paese, in pace e in paradiso, non all’inferno.

Sofia Ruta

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