mercoledì, 29 Giugno 2022

INFLAZIONE AL 6,9% COME NEL 1986. RESTERÀ QUI

image_pdfimage_print

Nel corso dell’anno, l’inflazione potrebbe sperimentare una fase di assestamento. Potrebbe, ma nessun economista ha la sfera di cristallo per affermarlo.

Molti investitori tireranno un sospiro di sollievo, pensando che il peggio sia passato e la dinamica  dei prezzi possa  così tornare ai livelli precedenti.

Prima di andare avanti in questa disamina è bene fare qualche digressione. Qualche giorno fa un commerciante mi ha fatto questo ragionamento; “Dottore, l’inflazione è solo una bufala inventata dai politici per fregare noi piccoli commercianti e la povera gente.”  Di fronte a tale affermazione sono costretto a ribadire, prima di proseguire, cos’è l’inflazione.

Con inflazione si indica l’aumento del livello medio  generale dei prezzi di beni e servizi  in un determinato periodo di tempo, che genera  una diminuzione  del potere  di acquisto della moneta.

Una raffica di aumenti (in parte da imputare alla guerra russo-ucraina) determina un’accelerazione dell’inflazione che a maggio sale al 6,9% su base annua,  un  livello che non veniva registrato da ben 36 anni, quando, nel lontano marzo del 1986, il carovita segnò un +7%.

A maggio gli alimentari sono saliti del 7,1% e il gasolio del 25%. Il riscaldamento del +47,5% e l’elettricità del +74,7%.

Un quadro generale difficile, dove, a fare da contraltare alla dinamica inflazionistica, è il dato sulla crescita dell’economia nei primi tre mesi del 2022. L’Istituto di Statistica (Istat) ha infatti rivisto la stima sull’andamento del Prodotto  interno lordo (Pil) nel primo trimestre, certificando un rialzo  dello 0,1% rispetto agli ultimi  tre mesi del 2021,anziché una flessione dello 0,2%, come indicato nelle settimane scorse.

Si discuterà molto di inflazione e salari in queste settimane. E di quella politica monetaria  che Visco (governatore Banca d’Italia) ha rivendicato  come posta a salvaguardia della stabilità dei prezzi  “contrastando varie rincorse tra prezzi e salari”. Visco mette in guardia. Come dire: attenzione a pensare di tornare a una situazione del secolo scorso. Quando non si era ancora compreso quanto l’inflazione fosse la tassa più ingiusta perché interviene sui redditi alti o bassi alla stessa maniera  penalizzando i meno abbienti. L’ultima cosa da fare è aumentarla.

Purtroppo l’aumento dei prezzi delle materie prime importate è una tassa ineludibile per il nostro Paese.

Chiudo questa breve disamina con il pensiero di Pascal Blanquè (presidente di Amandi Institute). Secondo Blanquè, ci troviamo nel mezzo di un nuovo regime caratterizzato  da forze inflazionistiche senza precedenti, mai viste negli ultimi  cinque decenni.

Occorre, quindi, molta cautela da parte di Draghi nell’affrontare questa delicata materia, che ci riguarda tutti.

Salvatore G. Blasco   

Condividi