sabato, 13 Agosto 2022

LUGLIO DI LETTURA

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Il 30 giugno, mentre la calura soffocante e sciroccosa non dà tregua, si è aperta la stagione di “Scenari – Modica legge” curata dall’infaticabile Piera Ficili della Libreria Mondadori, felicemente supportata dalla Fondazione Teatro Garibaldi di Modica nella persona di Tonino Cannata. Tutti i fine settimana di luglio nell’Atrio di Palazzo S. Domenico, al Castello dei Conti e in Piazza Campailla, appuntamento con autori e libri, compagni di pomeriggi assolati, di serate (si spera) più miti insieme a un bicchiere di bollicine gelate.
Il primo incontro è con Simonetta Agnello Hornby, autrice dell’indimenticabile Mennulara che della sua Sicilia calda di sole e passioni ha affrescato potenti immagini così radicate nell’immaginario collettivo da persistere e splendere pur tra le nebbie londinesi della sua vita.
Con il garbo e la spontaneità di sempre ha presentato La cuntintizza, libro scritto con la nipote Costanza Gravina durante questi anni di lockdown per trovare un appiglio all’assenza della gioia di vivere di cui tutti abbiamo sofferto. Ne è venuta fuori l’àncora salvifica del sentimento definito da noi siciliani cuntintizza, che non è “felicità” ma le si avvicina, una cosa lieve da accostare all’antica sapienza epicurea del piacere catastematico, concetto ripreso da Leopardi ne La quiete dopo la tempesta, un piacere che è assenza di dolore dopo la tribolazione, è scoperta di piccole grandi cose di cui spesso non ci rendiamo conto nella liturgia della vita quotidiana ma possono aprirci corridoi di infinito: lo schiudersi di un fiore annusandone la fragranza, provare la sensualità manuale di intridere acqua e farina, osservare un passerotto sul balcone o un palloncino rosso sfuggito, chissà, a un bimbo, carezzare il proprio gatto che fa le fusa grato del tuo odore.
Tanti esempi di soddisfazioni minime che aiutano l’io spesso ammaccato e carente di fiducia, che sanano l’anima per qualche attimo. Ecco il senso più profondo del “carpe diem” che è ingiustamente scambiato per bagordi edonistici. Solo pillole, minuscole pillole di cuntintizza che fanno superare drammi e paure, fragili come i bei bicchieri in copertina, soffi di vetro artisticamente lavorato su lunghi steli, musicali e armonici se sfiorati con delicatezza ma facili a cadere e frantumarsi.
Essere cuntenti, come suggerisce l’etimologia latina (cum+tentum) lega insieme soggetto e oggetto, la pallina di zucchero e una goccia di caffè che fa sentire “grande” una bimba, essa “rimane – dice l’autrice – in fondo all’anima ritrovandosela dentro quando la “scuntintizza” del mondo sembra assalirti e soffocarti”. Amarevole sapore, un po’ dolce un po’ amaro e perciò stimolante, mai stucchevole.
Qualcuno potrebbe metterla in termini filosofici accostando la cuntintizzaal noumeno kantiano, l’essenza pensabile ma inconoscibile della realtà da cui ha tratto lo stimolo attingendo al mistero di alchimie interiori difficili da quantificare in soldoni, per cui leccare un gelato appena sbarcati in Sicilia diventa automaticamente riappropriarsi dello stesso spirito siciliano. Ma forse è bene lasciare Kant nelle pagine dei suoi scritti e comprare un altro palloncino rosso da regalare al bimbo che se l’era fatto sfuggire…

Marisa Scopello

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