sabato, 13 Agosto 2022

PIANETA  SICILIA. UN’ISOLA CENTO ANIME

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Qualche giorno fa è venuta a trovarmi una coppia di amici veneti dopo aver visitato in lungo e in largo la Sicilia. Alla mia domanda su cosa avessero visto e su cosa li avesse colpiti in particolare, mi hanno risposto tra l’altro: “Abbiamo visto tutto e il contrario di tutto”. Una frase buttata lì che in seguito mi ha fatto riflettere. Senza volerlo questi turisti avevano sfiorato l’essenza della Sicilia e dell’essere siciliani. Che cos’ è in effetti quella “sicilitudine” di cui parla Sciascia, se non una complessità quasi indecifrabile fatta di sfaccettature e contraddizioni?

Tutto e il contrario di tutto: bellezza e degrado, onestà e corruzione, frenesia e indolenza, sogno e disillusione, logos e caos. Quindi non appartenenza geografica ad un territorio, o almeno non solo, ma categoria dello spirito, atteggiamento di fronte alla spinta propulsiva della vita ed ai fantasmi della morte. E’ la prosecuzione ideale, il termine di Sciascia, del goethiano ”qui sta la chiave di tutto” più antico di qualche secolo, in cui, con l’acuta sagacia del suo pensiero filosofico, lo studioso universalizzava le molteplici facce della Sicilia, metafora del mondo. Sciascia riprende l’intuizione di Goethe ma la circoscrive: la sicilitudine non preclude l’apertura a mondi diversi, ma di fatto appartiene solo ai siciliani nati e cresciuti in Sicilia, che anche se trapiantati altrove mai più si libereranno di questa scorza, come certi pastori di una volta, che anche se li sfregavi col sapone  e li tiravi a lucido, lasciavano sempre dietro di sé una scia di selvaticume.

L’origine di questa specificità è strettamente legata  alla storia stessa della Sicilia. Questa terra così prodiga di struggenti bellezze, così variegata nei paesaggi, ora brulli, ora boschivi, nelle coste sabbiose o frastagliate, nei terreni di argilla, di lava o di gesso, questo piccolo triangolo di terra costellato di miti, di antiche leggende e di incantamenti, ha avuto in sorte anche un campionario di razze e civiltà che vi si sono avvicendate nei secoli fin dall’antichità, attirate dalla sua fertilità e dalla  posizione strategica.. Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Angioini, Spagnoli, hanno lasciato segni indelebili che rimangono scolpiti nella sua memoria storica. Senza dimenticare, in tempi più recenti, la vicenda dell’unità nazionale vissuta come frode, lo sfruttamento, i fenomeni del brigantaggio e delle mafie, surrogati di uno Stato miope e distante.

Se la ricchezza ereditata da questi popoli in campo artistico, linguistico, scientifico, letterario, ha prodotto una sorprendente forma di eclettismo, un unicum nel panorama culturale dell’Italia, questa Sicilia poliedrica è responsabile anche di una secolare ricerca di identità, dove la tensione verso il riscatto si mescola al fatalismo, all’immobilità intesa come coscienza della precarietà del destino e sfiducia verso un possibile cambiamento. Uno dei caratteri che contraddistinguono il siciliano verace è un atteggiamento di smagata ironia, che altro non è se non il tentativo di sfidare ed esorcizzare le traversie della vita.

Chi è stato costretto, come tanti prima e dopo di lui, allo strappo doloroso dell’emigrazione, sarà sempre afflitto da una sorta di malinconico rimpianto, e spesso finirà per tornare sui suoi passi, nel grembo della sua terra madre e matrigna, dove la rinnovata convivenza  con quei “mali” ancestrali da cui  aveva voluto  fuggire, riuscirà paradossalmente a ricucire lo strappo e a  calmare il mare agitato della memoria.

Claudia Sudano

 

 

 

 

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