sabato, 13 Agosto 2022

a tavola con gli dei (a cura di Marisa Scopello)

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Nel buio, a tentoni, cerco di prendere la mano di Zenone ma scopro di essere sola. Mi alzo ed esco fuori a cercarlo. Non c’è, è andato via…
Mi sveglio agitata con le pulsazioni a mille… Lui è vicino a me, svegliato dalla mia agitazione.
“Cosa c’è?”
“Non preoccuparti. Ho fatto un incubo: non ti trovavo…”
Lui mi stringe a sé e mi sussurra: “Sai che accadrà. Ma ti prometto che farò tutto il possibile per tornare ancora da te.”
Ci alziamo nell’albeggiare, dalla finestra la luce rosa schiarisce il mare ai piedi di Tauromenium, la nostra attuale tappa. Ieri abbiamo girato per la città ancora profondamente greca nei monumenti e nella parlata strettamente connessa alle radici naxiote. Nel suo magnifico teatro scavato nella roccia della collina ci siamo seduti al tramonto, con l’Etna fumante nella nebbiolina azzurra dietro la skenè (l’edificio scenico) mentre alcuni musici che accennavano un inno ad Apollo nel kòilon (la cavea Latina).
Ci siamo poi avviati verso la cima del monte Tauro per cenare. C’era una torta rustica farcita di pescespada, olive nere e aglio, simile alla moderna impanata di pesce, poi seppie stufate nel loro nero, uva, ricotta di pecora addolcita col miele, cosparsa di pistacchi abbrustoliti e coppe di generoso vino dei vigneti etnei.
Oggi facciamo i turisti ma sento una certa malinconia nell’aria, nei nostri sguardi lunghi, nei sorrisi che tentano di esorcizzare l’ansia attanagliante da stamattina…

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