venerdì, 30 Settembre 2022

PROTESTE E MONNEZZA

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Da non credere! Questa tavoletta dai caratteri cuneiformi del 1750 a.C. trovata a Ur è la testimonianza di una prassi simile agli attuali messaggi di protesta Whatsapp. Nanni dice: “Per chi mi hai preso per trattarmi con un tale disprezzo? La qualità dei lingotti di rame appena arrivata è molto scadente e non ti pago.”
Diverso il mezzo di comunicazione, diverso l’oggetto, uguale l’incazzatura per essere stati turlupinati; e come allora, ancora oggi protestiamo se un incauto acquisto online ci costringe a far cambiare la merce scadente che in foto appariva al top. Bene o male, la cosa si sistema e anche il signor Nanni può aver avuto la soddisfazione almeno di un risarcimento. Nel commercio capita. Quando però si protesta con un ente pubblico (leggasi Comune), le cose diventano difficilissime, tipo scalare il K2 o infilarsi nel triangolo delle Bermuda, pur avendo la ragione dalla propria parte. Un esempio: protesti per le esose bollette della TARI che arrivano a mazzi di quattro per volta, ognuna con una diversa tassazione e ti chiedi, legittimamente, perché pagare un servizio inesistente, dato che i cumuli della spazzatura adornano le strade modicane come montagne debordanti felicemente visitate da randagi, pantegane e blatte, armati di forchetta, coltello e tovagliolo d’ordinanza. Si paga senza una bava, un barlume di protesta, perché i modicani (dico in generale) non sono “protestanti” per natura, sono “cco Signuruzzu”, democristiani per DNA e per cultura, alieni da giudizi tranchant (solo davanti, dietro le spalle è un altro paio di maniche). Certo, ogni tanto nel minotauresco labirinto di Palazzo S. Domenico, si trova una persona competente e gentile che ti spiega il meccanismo della TARI, tanta gratitudine a costei, ma il problema resta, tetragono e puzzolente. Non è che Modica voglia un Guinness per l’impero della merda e superare l’Everest insozzato da escrementi di sherpa e scalatori, brandelli di tende, latte e lattine rinvenute nel candore contaminato della neve?
Forse ci troviamo di fronte alla lunga mano mafiosa che vuole tirare la corda per guadagni più lauti? Mistero misterioso in cui qualsiasi protesta viene risucchiata nei gorghi del nero liquame e noi restiamo con i sacchi dentro casa.
Passare alle maniere rudi e dare fuoco alle cataste? Ci si metterebbe dalla parte del torto. Vabbè, nessuna soluzione percorribile.
Anche il signor Nanni, alla fine, si è dovuto accontentare di quei lingotti scadenti perché “munnu ha statu e munnu è”, oggi e nel 1750 a. C.

Marisa Scopello

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