venerdì, 30 Settembre 2022

LO SCEMPIO DEL CIMITERO

image_pdfimage_print

Nessuno sa come, quando, dove e perché si deve morire anche quando si vorrebbe vivere ancora, anzi, è consapevole che un giorno il grande passo lo dovrà fare, sempre sperando che qualcuno, per incoscienza o cattiveria, non glielo anticipi tragicamente.

Certo è che i nostri avi e parenti defunti nella maggiore età, 85, 90, anche 100 anni, il problema, a parte le grandi guerre che hanno combattuto, non se lo ponevano, non esistevano allora così tanti mezzi pericolosi, sia in cielo che in terra e anche in mare, si moriva di malattia o di vecchiaia, non assassinati in massa come sta accadendo adesso.

Già, perché, se si ci pensa, la tecnologia e il grande progresso degli ultimi anni, stanno portando tutti, per incuria (al suo posto pullula l’avidità), alla morte precoce, dovuta a gravi incidenti e grandi tragedie, molti causati dalla superficialità umana, altri dalla forza della natura (dicono), ma tutto ciò che è stato toccato e costruito dalle mani o dalle menti contorte di tanti uomini senza un briciolo di cuore, sia in mare che in terra che in cielo, sta portando il mondo alla distruzione totale e non bastano e non sono sicuri più neppure i cimiteri, anche se li stanno necessariamente ampliando.

Un esempio di tutto questo scempio è il cimitero di Modica. Per carità, si, lo stanno ingrandendo sfruttando ogni piccolo spazio, per fortuna non stanno costruendo grattacieli (o forse sì?), i loculi si vedono ben curati da lontano per chi lì non ha ancora parenti, invece per chi ce li ha e va a portare dei fiori ci sarebbe anche la comodità degli ascensori, ma questi servono più che altro per i defunti nella bara, che non vengono più portati a spalla per salire verso i piani alti (qualche parente però, troppo stanco, anziano o diversamente abile, l’ascensore lo prende, ma lì dentro si soffre il freddo, lo si sente nelle ossa, sia d’estate che d’inverno).

La cosa grave di questo cimitero però, e qui lo sottolineo, è che mentre nascono nuovi paesi per chi muore ma anche per chi è ancora in vita, si mandano alla deriva quelli passati, quelli dei nostri genitori ultra ottantenni che con serenità (e qui torno all’inizio del discorso) hanno acquistato, con grandi sacrifici, a suo tempo, un posto dove sapere che qualche caro avrebbe portato dei fiori e pregato per loro e questo li ha fatti attendere la morte con più serenità. Adesso manca quella serenità, soprattutto a chi ha acquistato una tomba e, prima ancora di morire, sa che nessuno dei suoi cari potrà salire per scale fisse o mobili per andarlo a trovare. La speranza di un al di là migliore sta già morendo prima di andare. Anche la mia mamma l’aveva persa, impossibilitata a portare i fiori alla sua cara metà.

Infatti, più grave ancora di questo, è il fatto che troppi di questi luoghi stanno cadendo a pezzi e, più che transennarli e ogni tanto riaprirli, non si sta facendo alcun lavoro, non solo, guardate bene la foto e la scala e i piedi che vi sono poggiati: una scala arrugginita da anni, anch’essa che sta cadendo a pezzi, veder muovere lo scalino arrugginito col peso di mio figlio che, tornato da Milano dove lavora, per prima cosa ha voluto portare dei fiori ai suoi nonni, mi ha fatto quasi morire intuendo in un secondo il pericolo di quel momento, in cui mi sono resa conto che per salire in alto, c’è bisogno, oltre che di mani e piedi, di qualcuno sempre accanto che Impedisca di precipitare. Per ricostruire un luogo destinato ai morti o ai vivi basterebbe semplicemente un po’ di cuore per evitare tragedie annunciate e ridare un po’ di speranza a chi, come tutti, un giorno morirà.

Sofia Ruta

Condividi