domenica, 25 Settembre 2022

SIAMO PERPLESSI

image_pdfimage_print

Quando l’emergenza Covid costrinse il paese a un lungo e faticoso lockdown, la popolazione si rese conto che si trattava di una situazione di emergenza, una situazione particolarmente grave (e chi ha dimenticato la lunga fila di bare a Codogno che ha trasmesso angoscia e dolore in tutta Italia?). Agli italiani è stato chiesto di chiudersi in casa per evitare il contagio e loro l’hanno fatto. Per farla breve (visto che tutti ricordiamo quel periodo, il periodo dei canti  dai balconi, dell’ “andrà tutto bene”), il problema si è in parte ridimensionato, sia perché si fanno cure adeguate, sia perché gran parte della popolazione è stata vaccinata, sia perché il virus ha perso molta della sua virulenza pur essendo aumentata la sua contagiosità. In parte per l’effetto del vaccino, in parte perché il virus, come si è detto, si manifesta in maniera molto meno virulenta che in passato, molto spesso chi ne è colpito è asintomatico.

Nonostante questa evoluzione, la rigidità con cui viene applicata la quarantena corrisponde più o meno a quella dei tempi del primo lockdown e questo ci lascia perplessi.

Ci colpiscono soprattutto quei casi in cui, in presenza di una forma leggera di Covid, addirittura in mancanza di sintomi, un paziente che richiede cure giornaliere per patologie che col virus non hanno alcun collegamento viene abbandonato a se stesso finché il tampone non lo dichiari negativo. Ovviamente può chiedere di essere ricoverato, però dovrà andare in un reparto Covid, dove occuperà un letto inutilmente visto che di avere il Covid manco se ne accorge, ma comunque incrementando la statistica dei ricoverati per covid. Certo, potrà ricevere le terapie essenziali per la sua malattia, ma se, ad esempio, dovesse aver bisogno di fisioterapia, per questa dovrà prima guarire dal Covid. Se poi, per la sua patologia, dovesse morire, essendo morto in un reparto Covid, risulterà che è morto di Covid.

Insomma, sono troppe le cose che non si capiscono: da un lato si può tornare a partecipare a feste di piazza, con affollamenti inenarrabili di gente senza mascherina che si comporta come se il Covid non fosse mai esistito, a concerti, spettacoli teatrali sia all’aperto che al chiuso, spesso in piccoli spazi per cui il distanziamento raccomandato è pura immaginazione, dall’altro si mantengono le regole rigidissime dei momenti in cui il lockdown era davvero essenziale per un’epidemia appena esplosa, di cui ancora si stava pian piano scoprendo l’evoluzione, per la quale ancora non esistevano vaccini, della quale, invero, non si sapeva praticamente nulla.

Oggi molte cose lasciano perplessi. Facciamo un esempio banale ma costante: una persona che ha avuto e potrebbe avere ancora il Covid viene invitata a fare il tampone presso l’USCA di un paese vicino o, se in una grande città, in un quartiere lontanissimo, in un orario estremamente preciso “da sola e con mezzo proprio”. Capita, e più spesso di quanto non si pensi, che il soggetto in questione sia sprovvisto di mezzo proprio e anche di patente. Come fa? Qualcuno dovrà procurargli un tampone “fai da te” (che costa) e, se questo risulterà negativo, allora qualcuno lo potrà accompagnare in una farmacia dove, fatto un ulteriore tampone, il risultato potrà essere trasmesso in via telematica al sistema sanitario per ottenere la certificazione della guarigione. E guarda un po’? Queste operazioni inevitabilmente e anche se non molto, costano. D’accordo che tutti noi paghiamo comunque il sistema sanitario, ma queste spese non vanno a sostituire quello che noi paghiamo, semplicemente si aggiungono.

Ci si chiede poi come mai dopo tre dosi di vaccino ci si contagia esattamente come chi di vaccino non ha fatto nemmeno una dose. Fra l’altro molte persone dopo il vaccino, specie dopo la terza dose, hanno effetti parecchio sgradevoli e spesso anche piuttosto duraturi, al punto che, se già hanno avuto il Covid… preferirebbero averlo di nuovo. E che dire dei sintomi che, si avverte, sono sempre diversi… proprio come quelli della più banali influenza?

Non possiamo fare a meno di pensare ai vari tipi di asiatica (conosciuta anche come influenza aviaria) degli anni ‘50/’60. Fu una brutta influenza che causò anche molti morti. Vien da pensare che, se si fosse diffusa di questi tempi, con l’attuale incremento della popolazione mondiale, non sarebbe stata tanto diversa dal Covid, eppure ne siamo usciti senza isolamento.

Oggi pare sia diventato indispensabile fare il cosiddetto booster, cioè una dose di richiamo del vaccino (che così sarebbe la quarta), ma anche questa non copre totalmente dal rischio di essere contagiati. Qualcuno ipotizza che ci siano vaste scorte di vaccino inutilizzate da “piazzare”. Ci auguriamo sia solo una malignità, ma, di questi tempi, tutto ormai ci pare possibile.

 

 

 

 

Condividi