venerdì, 30 Settembre 2022

STORIA DI UN IDEALISTA

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Ieri sera, dopo circa 30 anni, sono stato a cena con un mio amico dei tempi dell’Università, Romano.

A quell’epoca io ero uno specializzando e lui un ricercatore e iniziammo insieme un lavoro sulla patologia del circolo venoso degli arti inferiori. Purtroppo Romano, caduto in disgrazia per motivi che all’università restano sempre indecifrabili, si era messo in testa di svolgere una sua personale ricerca su cui addirittura il consiglio di istituto aveva dato parere favorevole. Ma non il direttore di Cattedra. Da qui una battaglia che, dapprima contenuta nell’ambito della clinica chirurgica, è poi sfociata in un conflitto che ha coinvolto l’università, il sindacato, il ministero, l’Ordine dei Medici e chissà quanti altri organi istituzionali. Battaglia combattuta a suon di denunce, di un volantinaggio quotidiano in giro per l’università denunciando omissioni, silenzi, criticità inconfessabili e omertà. Ma una battaglia combattuta anche con mezzi non convenzionali e che hanno suscitato molte perplessità; incatenato al tavolo operatorio, minacce di buttarsi nel Tevere, concerti con pentole e coperchi al consiglio di istituto, sit-in con una candela accesa davanti al rettorato e una serie di altre manifestazioni che gli sono fruttate anche una minaccia di TSO. Sono oramai 30 anni che Romano combatte la sua battaglia, ha lasciato la professione, i volantini sono arrivati a circa 8000, che lui ha fatto raccogliere in un suo libro e continua a farne quasi ogni giorno perché è un molisano duro e caparbio e non ha intenzione di rinunciare ad una battaglia oramai non contro la libertà di ricerca, ma contro le mafie di stato che hanno coperto la sua vicenda con una cortina di silenzio. Il nostro è stato un incontro come ai vecchi tempi, quando si parlava di emodinamica venosa (tra i primi… quando si diceva che con le calze elastiche si risolveva tutto…) e a lui devo molto; se so scrivere un lavoro o presentare ad un congresso è merito suo. Ma nella conversazione non ho potuto fare a meno di citargli il famoso film “San michele aveva un gallo” dei fratelli Taviani, in cui un anarchico passa una vita in galera dopo un tentativo di rivoluzione per scoprire poi, durante un trasferimento insieme ad altri giovani rivoluzionari, che le sue idee sono oramai sorpassate dagli eventi e che la sua vita in galera è stata inutile. Non c’è niente di più triste che constatare che i tuoi nemici oramai non ci sono più e la tua battaglia si è spenta perchè tutto è cambiato. Anche la tua vita. E a questa obiezione mi ha risposto che certe battaglie non si fanno per vincerle, ma perché è giusto farle. Certo. Ma siamo sicuri che questo paese voglia queste battaglie? Quelli erano tempi diversi. I giovani oggi disertano la Facoltà di medicina, se ne vanno all’estero e di tornare non ci pensano proprio. Per chi si combatte? I giovani (parafrasando Lenin) hanno votato con i piedi, il sistema è crollato da solo, senza battaglie e a colpi di volantini. E qualcuno ha buttato la sua vita. Facendosi pure licenziare per “scarso rendimento”. E’ finita cosi. Ma non gli ho detto che dalla sua vicenda ho tratto un racconto dal titolo “una candela per Roberto” che ha vinto un premio al concorso letterario della “Città della Scienza di Napoli” qualche anno fa. Doveva essere messo in scena, ma il teatro è bruciato. Il destino te le dice le cose. Qualche volta bisognerebbe ascoltarlo. Romano oggi ha 82 anni, lo sguardo vivacissimo, l’eloquio svelto e acuto, ho capito che non mollerà mai e continuerà a scrivere e a denunciare. A modo suo certo. Salirà sul Colosseo come Nando Meniconi? Può darsi. Ma lo farà per la libertà di ricerca. Forse i modi sono stati sbagliati. Ma sulla sostanza credo non ci sia nulla da eccepire.

Alberto Garavello

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