venerdì, 30 Settembre 2022

CARO AMICO TI SCRIVO…

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Te ne sei andato molto lontano, ma ti sentiremo sempre vicino perché sei riuscito in una cosa grande, anzi grandissima: hai dimostrato all’intero Paese che la cultura è gioia, è forza, è solidarietà.

La tua maniera sobria ed educata di divulgare scienze, arte, musica, storia, sempre sottesa da una sottile intelligente ironia, ha fatto il miracolo di scrollare secoli di polvere e di noia dalla parola cultura, che nell’immaginario dell’italiano medio evocava parrucconi in cattedra in aule tetre e punizioni dietro la lavagna.

Per chi ti ha seguito o è cresciuto con te non è più sinonimo di sbadiglio un concerto di musica classica o la visita di un museo.

Hai saputo cogliere per tempo le avvisaglie di un ammodernamento nell’approccio al sapere, ma senza cadere nell’imitazione pedissequa di modi e ritmi di matrice anglo-americana, che talvolta semplifica fino alla banalizzazione.

Hai saputo circondarti di collaboratori eccellenti, scientificamente impeccabili ma dotati di simpatia nel senso più vicino alla sympatheiagreca -συν + πάσχω (syn + pascho = συμπάσχω, patire insieme, condividere emozioni- che hanno espresso la propria sapienza con linguaggio semplice ma estremamente affabulatorio.

Indimenticabili i ritratti di animali tracciati con poche precise linee da Danilo Mainardi, la scienza in cucina svelata da Carlo Cannella, e poi le dimostrazioni del fisico Paco Lanciano o i risvolti dei grandi fatti storici scoperti con arguzia da Alessandro Barbero.

La tua opera è l’esempio costante di quello che sempre dovrebbe essere la RAI, ovvero servizio pubblico, obiettivo che se fosse più spesso raggiunto metterebbe a tacere il mugugno sul pagamento coatto del canone, col bollo auto la tassa più odiata dagli italiani. Solo ad Alberto Manzi, il mitico maestro che riuscì a strappare dall’analfabetismo un milione e mezzo di connazionali nella prima decade degli anni ’60, era riuscito il colpo di fare del vero servizio pubblico in RAI prima di te, ma erano tempi di tv in bianco e nero e di due soli canali. Tu hai dovuto affrontare il confronto con le tv private, che hanno spinto la RAI nell’agone generalista alla conquista dell’audience più vasta: non dev’essere stato facile proporre e far vivere i tuoi programmi con tanto successo fin dall’inizio, tra Canzonissime e Da-da-umpa.

Hai avuto una vita ricca di impegno ma anche di grandi soddisfazioni, hai saputo dare il meglio di te ad un intero paese e te ne sei potuto andare laicamente sereno, con la coscienza a posto di chi ha sempre fatto il suo dovere.

Ci hai lasciato un bel dono, tuo figlio Alberto, che da te ha imparato il “mestiere” ma che da te ha preso soprattutto l’educazione, la sensibilità, lo humour, la simpatia, l’umiltà.

Grazie, Piero.

Lavinia deNaro Papa

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