venerdì, 30 Settembre 2022

BRRR…

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Eh già, noi europei siamo caduti di nuovo nella trappola del Generale Inverno!

L’arma più potente, sicuramente efficace ed assolutamente gratuita contro le invasioni del suo territorio viene fornita alla grande Madre Russia dalla stagione invernale, inclemente e rigidissima come poche altre al mondo.

Napoleone prima, e poi i combattenti sul fronte russo durante la prima guerra mondiale e quelli sul fronte orientale durante la seconda, provarono sulla loro pelle spesso rimettendocela gli orrori del gelo e della fame. Noi italiani non dimenticheremo mai l’atroce odissea dei nostri soldati dell’ARMIR mandati allo sbaraglio sul fronte del Don, male armati e con le scarpe di cartone a dare manforte ai nazisti impegnati nell’assedio di Stalingrado: ne morirono più di centomila!

La Nemesi ci riserva adesso un rivolgimento del fronte: è la Russia di Putin che invade ed avanza verso l’occidente.

La reazione al sopruso del novello zar ha spinto un’Europa che si illude di essere una grande potenza a comminare sanzioni pesantissime agli oligarchi russi, alla Banca Centrale Russa, all’import-export, alla circolazione dei cittadini russi in Europa, fino alle assurdità delle censure applicate alle arti e agli sportivi russi.

Questa Europa, che già prima della guerra ucraina scricchiolava parecchio minata al suo interno dal dualismo tra i paesi “virtuosi” del nord opposti agli “spreconi” del sud, si è incatenata da sola al dominio della finanza che ha imposto la globalizzazione con conseguenze che si vanno rivelando sempre più negative per la qualità della vita dei popoli.

Sono state fatte scelte assai pericolose nel nome dell’arricchimento speculativo di pochi, compromettendo spesso irreversibilmente interi settori produttivi di singoli membri dell’UE: l’agricoltura italiana è stata massacrata dall’importazione da paesi anche extra comunitari di prodotti tipicamente nostrani, come gli agrumi, il frumento o l’olio d’oliva, di costi inferiori ma di qualità non paragonabile.

La delocalizzazione delle imprese manifatturiere, la vendita dei “gioielli di famiglia” a cordate straniere, l’indecisione dei politici e la stretta asfissiante della burocrazia nei riguardi delle fonti energetiche alternative unite a certe posizioni integraliste del NO a qualunque cosa, ha reso l’Italia dipendente dall’economia globalizzata e, soprattutto nel campo energetico, dal gas russo, dal petrolio arabo e dal nucleare francese.

In un impeto di autolesionismo, che meriterebbe di essere studiato da psicologi e psichiatri, l’Italia ha smesso di diversificare le fonti di approvvigionamento, chiudendo il gasdotto che forniva il gas algerino, dismettendo la produzione dei giacimenti nostrani, ignorando le possibilità offerte dalla geotermia e dal riciclaggio dei rifiuti, che preferiamo conferire all’estero, pagando un servizio che i paesi riceventi riconvertono in energia, ricavandone così doppio vantaggio.

Le sanzioni applicate dal mondo occidentale – non dimentichiamo il peso enorme dell’asservimento alle posizioni decisamente guerrafondaie degli Stati Uniti – dànno certo molto fastidio a Putin, che però essendo a capo di un paese dove tanti diritti civili vengono conculcati con mano pesante, è certo che il popolo, malinformato ed abituato alla disciplina totalitaria sovietica, non gli si rivolterà contro almeno in tempi brevi.

Quindi, all’approssimarsi della stagione invernale che probabilmente sarà particolarmente rigida come esageratamente calda è stata quella estiva, Putin ha chiuso del tutto i rubinetti del gas, causando all’Europa danni ancora non calcolabili nella loro enorme gravità.

Aiutato dalla speculazione criminale ed incosciente dei soliti noti, con ogni settore dell’economia in balìa delle crisi di Borse isteriche, stavolta è il Generale Inverno che si sposta in occidente per servirci stenti e morte a domicilio. Putin non avrà bisogno di sprecare missili superveloci e userà lo spauracchio atomico solo per accelerare la conclusione della sconcia partita che sta giocando con Zelensky, anche lui condannato a schiantare di freddo.

L’Europa non può sospendere le sanzioni per non perdere quel poco di faccia onorabile che le resta. Le conseguenze della politica sanzionatoria andavano forse meditate con più giudizio, meno pancia e più cervello, così come la decisione di fornire armi per centinaia di milioni di euro all’esercito ucraino ma che finiscono anche in mano alle fazioni estremiste di ispirazione nazifascista.

Le nostre bollette di gas e luce sono a livelli insopportabili, e poco o niente si sta facendo per bloccare la spinta speculativa che fa lievitare i prezzi.

È molto più semplice dettare alla gente regole e consigli per fare economia sui consumi. Più freddo in casa e in ufficio, città al buio, pasta scotta nell’acqua tiepida, poche docce e molto brevi, bambini e ragazzi a scuola coll’eskimo in classe – contro le varianti del Covid niente più distanziamento e mascherine, ma lezioni fatte con le finestre spalancate ! -, probabile incremento delle morti di poveri e di anziani… Diventeremo ancora più brutti, sporchi e cattivi.

La situazione è brutta assai, pare senza uscita.

Come diceva tempo fa una vignetta su Internet: “Siamo in un cul de sac! Per uscirne ci vuole un sacco di cul!

Kazzandra

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