venerdì, 30 Settembre 2022

NON CI RESTA CHE PIANGERE

image_pdfimage_print

A circa un mese dalle votazioni regionali e nazionali, urge una riflessione sulla necessità di fare scelte serie, chiarendo a se stessi quale peso abbia il nostro voto sulla scheda recante nomi e simboli in competizione.
Confrontare questa tornata elettorale con quelle di almeno sessant’anni fa, ci induce a desiderare ancora quel piacere democratico dei dibattiti, quel misurarsi con i limpidi ragionamenti di personalità politiche portatrici di idee e di ideali. Niente è più come allora e gli scaltri epigoni di oggi cavalcano le tigri dell’esclusivo interesse personale (leggi “poltrona”) apparendo come scimmie ammaestrate, abilissime a saltare agilmente e indifferentemente da un raggruppamento all’altro nell’emisferico arco costituzionale, inscenando ludi circensi su chi ha la veste più candida nonostante abbia suscitato sospetti di connivenze e “inciuci”, nonostante le facce siano sempre le stesse (anche toste!) delle passate legislature in cui hanno agito solo per l’indispensabile a intascare il gettone di presenza tra una pennichella e un videogioco sottobanco. Si dichiarano portatori della verità al servizio del bene comune e promettono, tutti, il cambiamento e una nuova era solidale.
Bella, ‘sta storia della verità! Democrito sosteneva che noi siamo nati per la verità, ma di Democrito non ci sono più neanche le ceneri come per la “verità” le cui tracce si sono perse nel complicatissimo ordigno della scettica convinzione che verità ce ne sono tante, ciascuna adatta alla propria bisogna.
Dal tempo quasi remoto in cui i candidati si misuravano rispettando l’avversario al discredito urlato con astio ringhioso di oggi c’è una cesura insanabile e i bei tempi della disputa, della diàtriba stoico-cinica (con cui si dilettava il poeta Orazio nelle Satire per demistificare ironicamente i difetti umani) sono spariti come neve al sole.
A pensarci, forse anche allora la specchiata onestà dei candidati era cosa di pochi, e il malaffare e il proprio tornaconto siano sempre esistiti se diamo ascolto alla voce di Aristofane che, nella commedia “I cavalieri” (titolo quantomai attuale), attacca la demagogia; per essa non ci sono rimedi e, se Paflagone cade rovinosamente, al suo posto trionfa il Salsicciaio, ancor più turpe e ignobile dell’altro.
E allora? Dobbiamo convenire con Troisi, non ci resta che piangere e non andare a votare? Vero, ma dove andrebbe a finire la coscienza civica del singolo elettore se non assolvesse il compito basilare del “civis” nel cosiddetto contratto sociale?
La bellezza della complessità è tanto complessa quanto difficile…

Marisa Scopello

Condividi