venerdì, 30 Settembre 2022

STORIE DI ORDINARIA MONNEZZA

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Durante questa torrida estate, funestata da incendi, siccità, strascichi di Covid, vaiolo delle scimmie, terza guerra mondiale in agguato e bollette di gas e luce impazzite, un’altra perla si è aggiunta alla collana di disgrazie che sta strangolando tutta l’Italia: l’immondizia!

La Sicilia in particolare soffre da decenni per l’arcaicità dei sistemi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, ancora basati sull’accumulo nelle discariche ormai strapiene e ciclicamente chiuse da provvedimenti della magistratura.

La mala gestione del problema fa intuire che alla sua base ci siano formidabili interessi economici di soggetti innominabili, cresciuti all’ombra del rivoltante patto Stato-Mafia, finora solo parzialmente svelato dalle indagini di valorosi servitori dello Stato che spesso hanno pagato con la vita il costo della propria onestà.

Le troppe coincidenze di accadimenti che inficiano ogni sforzo di ottimizzazione nella raccolta e nel successivo smaltimento hanno rafforzato nella gente comune il sospetto che l’impegno a differenziare i rifiuti sia inutile perché, in mancanza di impianti di riciclaggio efficienti, tutto finisce in discarica o, se va bene, imballato e spedito all’estero a caro prezzo.

Paghiamo tariffe sempre più alte per un servizio non solo inefficiente, ma volutamente causa di disagio e di pericolo per la gente, mentre i nostri rifiuti generano energia e ricchezza oltre confine.

A Modica non è la prima volta che si incontrano cumuli di spazzatura vicino ai cassonetti, ma quest’anno la situazione è veramente spaventosa.

Queste foto documentano quanto si trova oggi a Modica Alta in Via Roma al Consolo, di fronte alla farmacia nello spazio dove il venerdì pomeriggio viene posto il punto di raccolta mobile e dove è comodo conferire plastica, carta, vetro, olii usati ed anche dismettere piccoli elettrodomestici e mobili.

La presenza di due cassonetti gialli preposti alla raccolta di abiti usati che non vengono svuotati da parecchio tempo ha innescato quel processo di presunta autorizzazione a buttare di tutto che soddisfa il desiderio di trasgressione di regole comportamentali imposte dall’alto, ma mal digerite dalla base.

Ma la situazione peggiore si riscontra poco più in là, alla confluenza della strada consortile SanSilvestro-Rassabia, dove da più di tre mesi i cassonetti del secco non sono stati vuotati: sommersi dall’accumulo di rifiuti indifferenziati, anche quelli della carta e della plastica oltre ai carrellati dell’umido sono diventati non raggiungibili per lo svuotamento. Financo la campana del vetro è ormai sepolta.

L’inefficienza del servizio ha fomentato l’indisciplina della gente non solo poco propensa a differenziare i rifiuti ma anche a riportarsi a casa il sacchetto. Del resto, chi non ha un giardino, un garage o un terrazzo abbastanza ampi, non può materialmente tenersi dentro casa per settimane sacchi maleodoranti… chi ha bimbi piccoli o anziani incontinenti sa cosa vuol dire avere a che fare con pannolini e pannoloni.

La maleducazione e il menefreghismo di certa gente supera però ogni limite ed è spesso indice di autolesionismo e di idiozia: quando hai fatto la fatica di caricarti in macchina o sul furgone materassi, frigorifero e sedie sfondate, perché buttare per strada quando puoi portare senza fatica aggiunta tutto al punto di raccolta?

Tempo fa financo la cascatella del Salto di Lepre, raggiungibile solo a piedi guadando il corso d’acqua, era stata impreziosita dalla presenza di una lavatrice dismessa: quanta fatica è costato un gesto così stupido e cattivo? Non è più semplice chiamare il servizio comunale di ritiro a domicilio dei rifiuti ingombranti? Strano ma vero: è un servizio puntuale ed efficiente!

Quando nei cumuli si vedono copertoni, scaffali di negozio, calcinacci, cavi elettrici e tubi di ferro è veramente troppo.

Ma il massimo dell’assurdità si raggiunge nel gettare dei resti di Eternit che poi qualcuno degli operatori ecologici ha raccolto, impacchettato e segnalato come rifiuto pericoloso, lasciandolo a terra. Il netturbino ha rischiato nel manipolare l’amianto ma poi sicuramente sarà stato impedito a raccoglierlo da protocolli di sicurezza cervellotici, inventati a tavolino da burocrati lontani mille miglia dal concetto di praticità e velocizzazione nel risolvere un problema, cosa che è pane quotidiano per qualunque persona operativa dotata di mani e cervello, sia essa mastro o bricoleur.

Il rifiuto pericoloso è là e ci resterà in saecula seculorum.

Lavinia de Naro Papa

 

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