mercoledì, 1 Febbraio 2023

A tavola con gli Dei (a cura di Marisa Scopello)

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Dall’ingresso entra una vecchia magra e rugosa, vestita di viola, scalza, con una benda bianca intorno alla fronte (un’infula sacerdotale?). Mi colpiscono soprattutto i suoi occhi ciechi senza iridi né pupille, di un bianco traslucido; avanza guidata da due bambine che la tengono per mano. Dietro ci sono almeno dieci giovani donne, armate di campanelli e sistri, che ripetono in coro parole incomprensibili ritmate come una litania.

Varcata la soglia, si fermano come in attesa di qualcosa; ed ecco, vengono portati dalla cucina un cratere di vino fumante e piatti di mandorle tostate, noci sgusciate poste su un letto di foglie d’alloro. Le offerte sono distribuite ai presenti in una commistione di materiale e spirituale che non comprendo ma serve di sicuro per propiziare il rito celebrato tra poco. La vecchia e il suo seguito portano alle labbra il vino caldo sputandolo subito dopo a terra. Sgranocchio la frutta secca e osservo la scena carica di tensione e di significati arcani mentre l’effluvio del vino caldo si spande nella sala.

Cicerone impallidisce e Makaria mi si accosta stringendomi la mano destra; anche noi siamo sicuramente pallide, turbate dall’apparizione. Le bambine guidano la vecchia fino a Cicerone e lo fanno inginocchiare mentre lei impone le mani sul suo capo ripetendo monosillabi rauchi; allora vedo una luminosità intensa irradiarsi dalla testa di lui che ha chiuso gli occhi abbandonandosi al rito misterico. Forse ho la ventura di vedere la versione femminile del mitico Tiresia, forse lei può intervenire sul destino degli uomini senza dare vaticini ed ha poteri a me sconosciuti se sa rendere visibile l’aura di un uomo in forma così vivida…
La bambina di destra porge una ciotola alla sacerdotessa che, con le dita intinte, unge la testa, la fronte e le labbra di Cicerone. I sistri vibrano e i campanelli risuonano con trilli prolungati scandendo parole pronunciate con un tono sempre più alto.
Finita la cerimonia, tutti immaginiamo che il corteo sia pronto a tornare indietro ma la vecchia si gira verso l’angolo in cui stiamo defilate Makaria e io, ci fissa con le sclere inquietanti come se ci avesse visto e comincia ad avvicinarsi a noi. Ho un tuffo al cuore, e credo che la mia condizione emotiva sia identica a quella di Makaria mentre le nostre mani si stringono spasmodicamente.
Giunta a un passo da noi, lascia le mani delle bambine e, a tentoni, inizia a toccarci il viso, le braccia, il collo, la testa. Avvertiamo il calore di fuoco  di quelle mani brancolanti e, improvvisamente, sentiamo dentro di noi una voce chiara, profonda che, in forma telepatica, ci dice: “Non temete. Andrete oltre, non vi fermerete in questo presente… Io vi guiderò alle vostre origini più remote, o figlie delle stelleeee”.
Mentre l’eco di quelle parole si perde nel silenzio, una sensazione di potente energia si addensa all’altezza del diaframma espandendosi in tutto il corpo ed entrambe crolliamo a terra svenute mentre un turbinio di immagini, fotogrammi accelerati, rutilanti di suoni e colori si impossessa della nostra psiche…

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