sabato, 3 Dicembre 2022

COMBATTERE DA SOLO

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Erano gli anni 60/70 e i giovani  protestavano. Lo facevano platealmente, in massa, con manifestazioni, marce, sit-in. Qualche volta diventavano violenti e la polizia li disperdeva con gli idranti o addirittura con i gas lacrimogeni, a volte anche più pesantemente si scatenava la violenza. Manifestavano in tanti, tutti insieme e la loro protesta raggiungeva tutti, non la si poteva ignorare.

Nel ventunesimo secolo quei giovani avevano un lavoro, si erano sposati, avevano dei figli, insomma si erano perfettamente inseriti nel sistema. Nessuno protestava più. Forse si pensava che le vecchie battaglie fossero state vinte. Non era vero. Anzi, tutto era tornato come prima, pure peggio di prima. La gente era diventata egoista, non le importava più delle guerre scatenate nel mondo, purché non intaccassero il suo benessere, le sue cene al ristorante, il suo shopping, il suo investire denaro per arricchirsi sempre di più. Qualche riforma quei giovani contestatori l’avevano ottenuta, ma sulla loro qualità ci sarebbe molto da discutere. Come quella dell’università, dove adesso si poteva accedere a qualsiasi facoltà da qualsiasi studio superiore, non più solo dal Liceo Classico e da quello Scientifico, ma anche dall’Agrario, dall’Industriale, dal Magistrale e così via. Una riforma sensata? Ci pare di no, perché non tutti i corsi di studio mettono in grado di assimilare con vera consapevolezza qualsiasi tipo di materia universitaria.

In ogni caso, se Romano Di Salvo aveva avuto tanti problemi quando era ancora un giovane laureato, figuriamoci nel Terzo Millennio! Come minimo incontrava indifferenza ma più spesso fastidio. Perché era solo, un uomo solo contro il mondo: che importanza poteva avere che avesse ragione? Come quella volta che manifestò davanti al Quirinale scandendo nel megafono “uni-ver-sità del po-polo”. Alla fine fu arrestato. Rimase una notte in cella e ancora ricorda il panino con la mortadella che gli diedero da mangiare. Chissà, per sopportare la prigionia, forse pensava che quello fosse il panino con la mortazza che i romani usavano portarsi allo stadio ai tempi in cui le partite si disputavano alle tre del pomeriggio! L’indomani fu rilasciato dal giudice che non confermò l’arresto.

Luisa Montù

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