sabato, 3 Dicembre 2022

PASSEGGIATA NELLA STORIA

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15 ottobre 2022, Passeggiata Patrimoniale a Comiso.

Può succedere che da giovani si desideri evadere dal proprio paese, ma con immenso piacere poi vi si ritorna per riscoprirne le radici.

Alcune settimane fa mi se ne presentò l’occasione, grazie all’invito della cara collega, M. Stella Micieli, neo presidentessa della Pro Loco di Comiso, complice l’aria tiepida dell’autunno 2022.

Piacevolmente mi ritrovai in fila a seguire i percorsi di una Passeggiata Patrimoniale nel mio paese natio, dove mi accolse in piazza la Fontana di Diana, la cui dea della caccia coi suoi levrieri ogni mattina mi sorrideva,  quando, scolaretta,  la attraversavo,  carica di libri,  e sempre in ritardo per raggiungere un Liceo parecchio distante da casa mia,  e in salita.

E poi tanti volti, certo non più giovanissimi,  di amiche sorridenti che stentavo ormai a riconoscere, ma accoglienti e cari intorno alla affettuosissima prof.ssa Tina Vittoria, presidentessa del Club Unesco, e pietra miliare della cultura a Comiso.

Divisi subito in tre gruppi, ci ritrovammo presto catapultati nelle sale della Biblioteca dell’Istituto d’Arte, in quella scuola, dove rividi subito me bambina con i miei genitori che,  insegnando  lì, spesso trafelati, mi portavano con loro al secondo suono acutissimo della sirena  delle 8.30.

Mentre il prof. Dario Puglisi, nostra guida d’eccezione, ridava vita al percorso minuzioso di scavi e ritrovamenti, io in un flash rividi quel girone infernale dantesco che era il laboratorio di ferro battuto di mio padre, dove tra fumi e frastuono di  martelli  si forgiavano i metalli e il rame.

Mio padre non era solito parlare molto di sé e della sua arte, ma non riusciva a tacere di quel sogno accarezzato per tanti anni dall’archeologo Biagio Pace di riporre a Comiso, in un museo, tutti i reperti raccolti nelle campagne del comisano e in quelle di Camarina.

Con immenso piacere così ascoltai le sincere e entusiastiche parole ricche di speranza del Sindaco, Maria Rita Schembari, per quell’iniziativa: nella prospettiva di una rinascita culturale e di un turismo sempre più consapevole ed esigente.

Il percorso proseguì con la visita al Museo civico di Storia Naturale.

Come in una macchina del tempo, fluiva lo spettacolo della vita in evoluzione, metamorfosi audio-visiva di forme eleganti ed ingegnose, dove la fantasia più sfrenata china il capo alla complessità incredibile di quel “Sistema” ingegnoso che è la  Vita.

Il dott. Gianni Insacco, fondatore e curatore del Museo, riusciva ad incantarci, mentre ci elencava con straordinaria precisione la difficile nomenclatura dei fossili delle bacheche, dal  Paleozoico al Mesozoico… dalla Sicilia, dagli Iblei e da tutti i Continenti:  ammoniti, trilobiti, ittiosauri,  dinosauri estinti…, lupi, orsi e tartarughe giganti, elefanti di 500.000 anni orsono,  …per arrivare a noi, presuntuosissimi quaternari vertebrati della specie “umana”, la più temibile in assoluto… distruttori di tutto.

Quaternari che, oltretutto, “respiriamo la stessa aria che respiravano quei fossili – sottolineava la nostra guida d’eccezione. Purtroppo – riflettei tra me – il nostro IO super egocentrico ci impedisce di cogliere questa elementare realtà… con le conseguenze che tutti conosciamo. Comunque, ritornando alla realtà, Comiso può vantare veramente un museo giovane per formazione,  ma già abitato da più di diecimila reperti fossili!… e… settimo in classifica in Italia per spessore culturale.

La passeggiata si concluse con un tuffo nel Calidarium e nel Frigidarium delle Terme Romane di Diana del terzo secolo D. C., tra mosaici di tessere bianche e nere, ritrovati nella seconda metà dell’Ottocento sotto le fondamenta del Palazzo Municipale. Scavi ripresi poi negli anni trenta, grazie alla passione di archeologi come  E. Arias e Biagio Pace, nostro concittadino. Tutti i numerosi partecipanti alla deliziosa passeggiata restavano magicamente sospesi ascoltando le parole armoniose di Rosanna Di Stefano, professoressa del Liceo Classico di Comiso, e mia ex cara collega, che si infrangevano nella storia intrigante dei siti della piana del fonte “omiso”, del “Cozzo di Apollo”: snodi   importanti di scambi culturali e commerciali, tutto sommato alquanto pacifici, tra popolazioni  sicule e coloni greci e romani .

D’altra parte un luogo così ricco di acqua – le Terme furono attive fino al quinto secolo D. C, – non poteva che essere l’habitat ideale per il sorgere di un centro abitato. Comiso, chissà, sarà forse “l’antica Casmen” di cui parla lo storico Tucidide?! … In ogni caso, le scoperte archeologiche di epoca romana sono seducenti, perché testimoniano che noi siamo gli eredi di una civiltà evoluta che abbiamo il dovere di non far regredire. Le figure dei mosaici come Nettuno, Arione, delfini, Nereidi e Tritoni… sono  legati sicuramente agli ambienti termali, ma altre immagini si ricollegano ai santuari che celebravano il culto delle fonti e dell’acqua. Forse ci conferma questa ipotesi la protomeanimalesca chiamata “Hipparis”, ritrovata a 150 metri dalle Terme,  e tantissimi altri indizi, ancora oggetto di fervidi studi, molto interessanti.

Il “Cozzo d’Apollo, Il fonte “Jomiso”, la valle dell’Ippari… tanti miti, tante leggende, tante storie e tante memorie.

Pindaro, un grande poeta del 6° – 5° secolo a. C., così cantava : “..O Camarina, figliuola d’Oceano, accogli il fiore con placido cuore, e dai cocchi dal piè non mai stanco il premio che Psaumide vinse…”. Questi versi della sua Quinta Olimpica mi fanno riflettere: furono  composti quando la piana del fiume Ippari offriva atleti valorosi, come Psaumide, per le Olimpiadi e  pascoli rigogliosi ai cavalli di cui era fiera…, e soprattutto  quando si rispettavano  le Tregue Sacre,  una vera conquista di civiltà oggi sconosciuta. Tregue che, se pur temporanee, permettevano un pacifico svolgimento di pellegrinaggi, di  festività religiose e delle Olimpiadi tra popolazioni ed etnie diversissime in tutto il mondo conosciuto dai Greci.

Valeria Terranova

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