mercoledì, 1 Febbraio 2023

UN IMPERATORE DIMENTICATO

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Questa non ha nessuna intenzione di essere una pagina di Storia né una filologica ricostruzione del tardo impero romano, è solo curiosità nata da una interessante notizia intorno a un imperatore romano rimasto sconosciuto, Sponsiano; nessuno lo ha mai citato nel Gotha dei nomi che, a partire da Ottaviano Augusto, si fregiarono di tale titolo.
Tanti nomi, dai più famosi ai meno noti (alcuni a dir poco strani), responsabili di vittorie, sconfitte, capovolgimenti eclatanti; se tutti conosciamo Caligola, Nerone, Adriano, Costantino, sfido chiunque a dare notizie di Pupieno, Balbino, Volusiano, Carino, Numeriano (tanto per citare i nomi più curiosi). Tra questa nobile processione pare che sia da aggiungere Sponsiano, considerato fino a oggi spurio dato che le pochissime monete d’oro con la sua effigie sono state prese per false perché troppo rozze. Ora la rozzezza dell’esecuzione a qualcuno sembra garanzia di autenticità. Ma chi era Sponsiano e dove si trovava per essere totalmente ignorato dalla Storia ufficiale? Il luogo di provenienza delle monete è certamente evocativo per leggende successive di sapore vampiresco, la Transilvania; i Romani chiamavano Dacia quell’area geografica e la Colonna traiana ne racconta la non facile conquista. Cosa accadde dopo? Di sicuro l’esercito presidiava quei luoghi ai confini dei confini di cui si sfruttavano le miniere d’oro, ed era un bel casino perché i Sarmati e i Carpi, popoli riottosi e allergici al dominio romano, facevano di tutto per cacciare l’invasore con ribellioni sanguinose tanto che, nel 271 d.C., Eutropio (“Breviarium liber novus”)narra che i Romani furono  costretti ad abbandonare la regione. Entro quel lasso di tempo, il generale Sponsiano, responsabile di mantenere l’ordine, assunse anche l’autorità suprema di imperatore e fece battere le monete che ora ci raccontano la sua storia negletta, quasi anonima se a comprovarla non ci fosse la testimonianza di un profilo inciso nel metallo prezioso. Non è nemmeno il caso di chiederci quale sia stata la causa della morte… forse un paletto piantato nel suo cuore?
Strana la sorte, strana e grama per un povero imperatore perduto tra selve impervie e barbari selvaggi. Il destino comunque si accanisce su tutti, dai Grandi coronati a noi, gente “meccanica” (direbbe Manzoni). Per tutti uno sprazzo di azzurro fra una tempesta e l’altra.

 Marisa Scopello

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