mercoledì, 1 Febbraio 2023

A tavola con gli Dei (a cura di Marisa Scopello)

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Finito il pranzo con Ibn Jubayr, sentiamo provenire dall’esterno un grande clangore di tube e tamburi. Usciamo a guardare e ci appare un corteo con stendardi di seta ricamata: è il re Guglielmo II in persona col suo seguito venuto a visitare i progressi nella costruzione del nuovo palazzo. Ci sono i consiglieri che attorniano il re e guardie che liberano la strada per il loro passaggio. Tra i consiglieri, il nostro sguardo è attirato da uno in particolare; si trova alla destra del re e la sua faccia ha un che di familiare.
Makaria mi guarda e dice: ”Non ti somiglia a Gaius Leves Pedes?”
Al mio assenso ci avviciniamo quanto più è possibile e lo chiamiamo. Lui ci guarda e, riconoscendoci, chiede al re il permesso di venire da noi.
“Voi? Come siete arrivate qui?”
“Tu, piuttosto, dicci cosa ti è successo.”
“Oh, non è una storia lunga… Dopo la vostra scomparsa dalla casa di Silviano, la vecchia cieca si è girata verso di me e  Gheorgos Octo (aveva forse avvertito il nostro desiderio di viaggiare nel tempo); ci ha toccato la fronte col suo olio sacro e ci ha detto che la nostra destinazione era il futuro. Ci siamo trovati entrambi qui a Balarm, all’interno dell’attuale palazzo reale e le nostre competenze latine, io per il Diritto, Gheorgos per la sua esperienza di agrimensore e costruttore, ci hanno consentito di entrare nelle grazie del re. Pensate, il progetto di questo nuovo palazzo è suo. Ora che ci siamo ritrovati, voglio che voi e il vostro accompagnatore arabo veniate a corte con me. Gheorgos sarà contentissimo di vedervi!”
“Vi siete liberati facilmente della vostra religione politeista?”
chiede Makaria.
“Adesso è in auge questa nuova visione e, né io né Gheorgos, siamo eroi. Viviamo qui e stiamo benissimo, il re a corte accoglie tutti, ebrei, greci, bizantini e musulmani. Andiamo ora, stanno preparando un banchetto per onorare l’erede al trono bizantino, sfuggito alla morte ad opera dell’usurpatore. Forse il re muoverà guerra contro Costantinopoli.”
Ci avviamo insieme al corteo che sta tornando a palazzo mentre Gaius spiega al re che ci saremo anche noi tra i convitati. Camminando tra gli inchini e le genuflessioni del pubblico ai lati della strada, racconto a Gaius il nostro viaggio nel passato remoto e l’incontro con Anhur che ci ha concesso di arrivare a Palermo. Stupore, incredulità, ammirazione, sono le emozioni che leggo nei suoi occhi.
Entriamo nel palazzo reale e rimango stupita del lusso: sete policrome intessute d’oro, serici stendardi con l’effigie del leone e della palma, simbolo della potenza normanna, musici a scandire il percorso fino alla grande sala rivestita di marmo verde e dal pavimento di maioliche policrome. Prendiamo posto accanto a Gaius alla destra di re Guglielmo. Entra la regina Giovanna d’Inghilterra, carica di gioielli, pietre preziose e mantello bordato di ermellino; si siede accanto allo sposo e all’erede di Costantinopoli. Così inizia il sontuoso banchetto: uova ripiene (simili a quelle che avevo gustato a Rodi presso Timachida), polpette sferiche di triglie sfilettate e impanate, grosse olive verdi ripiene di alici intervallate di lauro e infilzate in spiedi d’argento. Un antipasto che celebra la fertilità e la perfezione. Arrivano le altre portate: a ciascun commensale una torta salata farcita di cipolle, tonno e menta fresca, un pescespada rosolato intero (mi chiedo quanto grandi siano le loro padelle per rendere gustoso questo pesce presentato con tutta la coda e la spada!), spatole arrostite e infilzate con eleganza in spiedi che sembrano fioretti, finocchi gratinati e, infine, una scenografica costruzione di pasta da pane a forma di duomo (Gaius mi dice che è un modellino del Duomo di Palermo, progettato da  Gheorgos). Il re si alza, impugna la spada e trancia la struttura; ne escono volando tortore e colombe tra gli applausi dei convitati. Poi è la volta di bevande e gelatine di arance, limoni e mandarini con la testa di leone impressa a rilievo.
Alla fine del banchetto il re invita gli ospiti a seguirlo nell’īwān per conversare in libertà. Non vedo l’ora di parlare con Gheorgos e congratularmi per il suo genio architettonico.

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